SU CON LA VITA, L’ECOLOGIA NON E’ UN FUNERALE

In mezzo a guerre, pandemie vecchie e nuove, crisi economiche in arrivo, l’argomento green va su e giù come sulle montagne russe. In pochi giorni – 22 aprile e 5 maggio rispettivamente – abbiamo celebrato le giornate della “terra” e dell’”ambiente”, vere centrifughe per iniziative private e pubbliche nei confronti del nostro futuro sostenibile. L’argomento è stranoto e di grande tendenza, mai come ora la gente comincia a capire quanto è importante metterci mano sul serio.

C’è qualcosa, però, che manca all’appello e che non fa partire davvero la spinta giusta. Provo a spiegarlo, da discreto attivista convinto. Il tono usato fino ad ora è stato soprattutto apocalittico e catastrofista, con l’intento di colpire l’opinione pubblica e scuotere un ambiente politico e istituzionale troppo dormiente. La punta estrema è Greta, con il suo piglio duro con i potenti. Non è da meno la vasta gamma di scienziati che aggiornano le loro previsioni, pochi in tempi non sospetti, i più saltati recentemente sul carro dello show. Mettiamoci anche i mezzi di comunicazione, che cavalcano il tema per strappare audience alla concorrenza, curandosi poco della qualità dei contenuti.

Nella situazione migliore, assistiamo a studi ben fatti e coerenti offerti da divulgatori assennati che cercano di far capire l’emergenza, fornendo materia da approfondire. Bisogna applicarsi e concentrarsi per comprendere bene, come tornare sui banchi di scuola.

In entrambi i casi, vince la repulsione piuttosto che il coinvolgimento. Questo è il vero punto. La gente non si convince con le minacce e la paura, basta guardare quanti gruppi anti-svedesina sono spuntati ovunque, fratelli gemelli di quelli che dicevano che il Covid era poco più di un raffreddore: negare l’evidenza è la loro forza. Non ci si convince nemmeno solo con lo studio, nessuno ha più tanto voglia di studiare e comunque è una cosa che prende tempo. Siamo esattamente in questa situazione, al netto di un certo risultato innegabile di maggiore consapevolezza rispetto allo zero di pochi anni fa.

Quello che manca è trattare la sostenibilità con la giusta leggerezza, darle un tocco di umanità, fare in modo che la gente si appassioni e che lo faccia con divertimento, che si convinca nei fatti che comportarsi in modo diverso non sia né un atto forzoso, né un’azione solo razionale. Manca la gioia che è alla base di ogni cambiamento radicale e duraturo, senza un atteggiamento positivo non si va molto lontano. In mezzo alle tante manifestazioni sull’ambiente, mi ha colpito come un flash il titolo dato a una sessione: il “festival dell’ambiente”. Anche se la parola è vetusta e richiama tradizioni abbastanza polverose e agé, mi ha però acceso una lampadina: ecco, credo ci voglia proprio questa idea che misceli bene i contenuti con il giusto svago. L’ingrediente perfetto che può muovere molte più persone, oggi più atterrite che fiduciose.

Non si tratta di girare un interruttore e aspettarsi il risultato, lo sappiamo, e ci vuole il suo tempo anche se ne abbiamo davvero poco, ma si tratta di svoltare nella direzione giusta. I dati sono più che disponibili, così come è chiaro che il timer non si può più fermare. Qualcuno deve cominciare a farlo in modo diverso e dare l’esempio che possiamo cambiare in meglio anche con un sorriso.

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