SQUADRA CHE FALLISCE NON SI CAMBIA: IL DISASTRO E’ SENZA VERGOGNA

Non è successo nulla. Basta rileggere il Gattopardo per comprendere come l’Italia di Gravina e Mancini sia uguale alla Sicilia di Tomasi di Lampedusa, con un particolare che accomuna le due vicende: il dattiloscritto venne respinto da Mondadori e Einaudi perché il testo non aveva sufficienti qualità di lettura. Bocciati entrambi.

Per restare nel campo letterario l’Italia di Mancini è come la storia di Benjamin Button: nata gloriosa, ma già “vecchia” a Wembley, ha concluso la sua esistenza a Palermo, ma sembra che non sia successo nulla, anzi: Gravina è rimasto al suo posto, Mancini pure, alcuni dei bravi ragazzi, dopo aver lerciato gli spogliatoi del Barbera, hanno accusato malanni – come no, un’epidemia – e sono rientrati nei rispettivi domicili nei quali torneranno immediatamente ad esibirsi. Magari domani sera in Turchia potrebbe accadere che, dico delle dimissioni del cittì poi respinte dal presidente federale, ma la commedia è buffa se non miserabile.

Il calcio italiano vive senza un’idea ma con molte parole, i pennacchi dei dirigenti si muovono al vento della propaganda, la vergogna dura il tempo di una rimessa dal fondo, nel prossimo weekend si torna a vendere pentole, Gravina propone di ospitare i prossimi Europei ma ha stadi da c’era una volta il football, la porta girevole dell’hotel federale concede momenti di boria ai soliti noti, la Lega di serie A è una consorteria tribalica, i debiti sono da terzo mondo, però le tribune d’onore sono affollate, in contrasto con i vivai italiani infarciti di stranieri.

Si procede così, spezzeremo le reni ai turchi, eppoi Mancini potrà finalmente contare su Vlahovic, Lautaro e Osimhen, De Ligt e Koulibaly. O no?

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