SIGNORA LAMORGESE, TOLGA IL DISTURBO

di CRISTIANO GATTI – Lentamente, senza fretta, come pare e piace a loro, i simpatici ottomila del rave-party selvaggio sul Lago di Mezzano levano le tende dell’accampamento e tornano a casina, da mamma e papà. Si lasciano alle spalle devastazione, morte e superbo disprezzo delle regole.

Nonostante il desolante quadro di sconfitta totale, il ministro dell’Interno Lamorgese cerca di rivenderla come una vittoria: della sua linea (del dialogo, pensa te), di se stessa in quanto ministra saggia e oculata.

Certo il risultato è rassicurante: l’ammucchiata pro-Covid, alla faccia delle persone comuni che devono esibire green-pass per andarsi a fare una pizza, doveva durare cinque giorni, invece dura in definitiva tre o quattro giorni, se tutti se ne andranno davvero in anticipo. Sembra davvero una vittoria. Così ce la vendono a Roma. Ma noi siamo davvero così tonti da archiviarla tranquillamente come una vittoria?

Signora Lamorgese, non prendiamoci per il naso. Proprio questa vittoria è un’altra dimostrazione, la più efficace e definitiva, della sua sconfitta. Il fatto che andando finalmente ad affrontare il problema l’abbiamo risolto è la dimostrazione che affrontandolo prima, in anticipo, questo scempio e questa vergogna non saremmo qui a commentarli da giorni e giorni. Diciamoci la verità: lo Stato è andato a vederci chiaro solo dopo il polverone sollevato ai vari livelli della società civile, non certo per esercitare il suo doveroso ruolo di controllo e prevenzione.

In uno Stato minimamente efficiente, con un ministro minimamente adeguato, ottomila svalvolati non sarebbero riusciti a impiantare il loro Gardaland tossico e fuorilegge. Al terzo o al quarto camper, lì nel Viterbese, lo Stato si sarebbe precipitato per chiedere conto, per dire che ci fate qui, chi vi ha autorizzati: e quindi li avrebbe sloggiati subito, prima che diventassero una masnada incontrollabile.

Questa è la semplice verità, signora Lamorgese. Lei si è mossa con colpevole ritardo, fuori tempo massimo, quando a furore di popolo nemmeno il più pigro degli ignavi sarebbe rimasto ancora con le mani in mano, cadendo dal pero, come se niente fosse. Può raccontarcela come vuole, adesso, ma nessuno riuscirà e negare che il rave party di Viterbo resta un episodio grave e preoccupante, molto preoccupante, perchè ci dimostra chiaramente come lo Stato sia forte coi deboli, ma debolissimo con i forti che in massa deridono le regole, compiacendosi pure della sua plateale trasgressione.

Tiri lei le somme, signora ministra. Questa è l’ultima prova pessima di una lista tutta sua, personale (quando lo Stato si mise in ginocchio davanti a Bonucci, non ne parliamo). In uno Stato serio, ci penserebbe lo Stato a cambiarle destinazione. In questo caso, trovandoci nella repubblica di Pulcinella, in cui soltanto gli ingenui rispettano le leggi, dovrebbe prendersi lei la briga di spostarsi di lato. Torni a fare il prefetto, magari in una provincia lontana dal centro, tranquilla e defilata, dove potersi dedicare alle cene e alle riverenze con il vescovo e il presidente della banca. L’ordine pubblico, più ancora il controllo del territorio, non fa per lei. Ormai ne abbiamo la certezza. E per favore non cerchi subito la scappatoia di dire che se la prendono tutti con lei perché donna: l’aggettivo assente è neutro e bisex, se ne faccia una ragione.

Una risposta a “SIGNORA LAMORGESE, TOLGA IL DISTURBO”

  1. Egr.Dott. Cristiano Gatti,
    Andiamoci piano con le offese a Pulcinella !
    Qui , a parlare di Repubblica delle Banane già sarebbe un’esagerazione , oltre che motivo di indignazione per ogni banana che si rispetti.
    Quanto allo scrupolo di non incorrere nell’ormai ritrita e patetica difesa camuffata da discriminazione di genere, ce ne si faccia una ragione : l’incapacità e l’incompetenza, così come l’intelligenza ed il decoro, non sono questione maschile o femminile .
    Come diceva il saggio Barone De Curtis : sig. Ministro …”ma mi faccia il piacere !”.
    Cordialmente.
    Fiorenzo Alessi

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