SIAMO TUTTI INFLESSIBILI SULLE REGOLE ANTI-COVID: DEGLI ALTRI

L’episodio, avvenuto qualche giorno fa, in una scuola media modenese, con l’insegnante che si rifiuta di mettersi la mascherina FFP2, gli studenti che escono dall’aula e, alla fine, l’intervento della polizia locale e la multa alla docente, non si limita a rappresentare l’ennesimo atto di una tragicommedia tutta italiana: è anche, se mi permettete, la parabola delle opposte religioni. O, meglio: è l’apologia platonica di Socrate, in versione tortellina.

Il brocardo, si sa, ci offre una lunghissima serie di massime sull’inesorabile ed ineluttabile destino delle leggi: quello di essere applicate senza tentennamenti né sconti. Da “Pacta sunt servanda” fino a “Dura lex sed lex”. Platone, però, che era greco e non latino, non possedeva la fermezza un tantino ottusa dei Quiriti: lui si domandava anche il perché e il percome delle cose. E, dunque, si deve essere chiesto, scrivendo della morte di uno come Socrate, se, alla fine, sia giusta una legge che condanna a morte un giusto. Insomma, Platone si chiedeva fino a che punto la legge sia dogma e fino a che punto sia doxa, opinione.

Ecco, chiediamocelo anche noi, di fronte alle infinite incongruenze di questa pandemia, che produce lassismi sconcertanti e altrettanto sconcertanti giri di vite, in un Paese che, da sempre, si dimostra forte coi deboli e debole coi forti. Perché, se le regole fossero sensate, adatte alla bisogna e univoche, adesso non sarei qui a parlare di questo caso.

Me la immagino l’insegnante no-vax: mi pare di vederla, tutta impettita, che pianta i piedi, nei suoi scarponcini non proprio à la page, pronta a difendere fino alla fine il suo supposto diritto di indossare una mascherina non conforme. E, dall’altra parte, m’immagino i ragazzetti di terza media, cui non dev’essere parso vero il braccio di ferro vincente, mercè l’intervento concorde di genitori, preside e, infine, dell’assessora all’istruzione (proprio così scrive il Corriere: assessora!) del comune di Modena. La quale assessora (sic) ha avuto parole di rara fermezza, in un contesto in cui tutto sembrerebbe cascare a pezzi: le regole si rispettano, per la miseria! Tra l’altro, parrebbe che l’insegnante in questione non avesse neppure il greenpass! Eggià, le regole si rispettano.

Mi domando, però, come abbia potuto, la reproba, entrare a scuola senza che nessuno le controllasse le credenziali. Chissà: magari funziona come sui treni ad alta velocità, dove ti chiedono il certificato verde quando sei già partito e la prossima stazione, magari, è a cinquecento chilometri di distanza. Misteri delle regole!

Amici miei, la verità è che nessuno dei contendenti, in questa triste farsa, ha la coscienza a posto. Non ce l’ha, ovviamente, l’insegnante proterva, che, in nome di una sua particolarissima visione della libertà individuale, si mette la mascherina chirurgica e non quella prescritta: vai a capire cosa cambi, per lei! Non ce l’hanno i ragazzi, che l’hanno messa sotto scacco, imbeccati da televisioni e social che la raccontano tutt’altro che giusta, su tutta la faccenda, dietro specifiche veline governative. Non ce l’ha nemmeno il dirigente scolastico, che non aveva vigilato a monte. E, infine, non ce l’ha l’assessora (…ora, ora), che lancia apoftegmi facili facili, ma che non controlla quel che fanno nelle scuole a lei sottoposte: e lo dico da assessore (…ore, ore) all’istruzione.

Perché, la verità vera è che, in Italia, il Covid ognuno lo combatte a modo suo: ognuno lo interpreta, lo regolamenta, lo rappresenta un po’ come gli pare, a seconda dell’umore o della convenienza. Insegnanti, genitori, famiglie, dirigenti e assessori. Io, ad esempio, rispetto scrupolosamente tutte le regole che mi vengono imposte: perfino le più insulse, perfino le più palesemente sceme. Però, alla fine, mi domando se non siano tutti matti. E, come Socrate, aspetto di sacrificare un gallo ad Esculapio: ricordamelo, Critone…

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