SI TORNA DA CAPO, SIAMO ANCORA APPESI AL BALO

Strano che non risulti tra i candidati al Quirinale soltanto perché non ha gli anni necessari ma una ventina in meno. Trattasi di Balotelli Mario, il drone che continua a circolare sulla testa di molti giornalisti Indiana Jones ma anche del commissario tecnico Mancini Roberto.

I play off per i Mondiali portano a cattivi pensieri, fra questi il ragazzo che gioca in Turchia, non fa cose turche, otto gol in tutto, ma riesce a titillare ancora chi è a corto di idee e sollecitazioni.

Balotelli è sempre reduce da se stesso, è una fabbrica del Duomo che non finisce mai, è una promessa mancata, una premessa che non ha epilogo, è tutta ‘sta roba qua e altro ancora, ma mai definito e finito. Semmai sfinisce con la sua rincorsa all’occasione perduta.

Che cosa stanno pensando Immobile e Belotti, Raspadori e Scamacca, Lucca e Kean, tutti in lista di attesa eterna, clienti dell’albergo azzurro a ore, con la porta girevole che offre l’ingresso e ti frega subito dopo con l’uscita.

Ah se avesse talento. Ah se avesse cervello: il motivetto che ci piace tanto e che in verità non diverte nessuno, se non lui medesimo che si illumina di immenso.

Personalmente lo lascerei all’indirizzo ottomano, l’Italia del pallone può ricorrere ai servizi di altri giovani virgulti, ma basta con il superMario, basta con l’inseguimento della pietra nera. Se ne faccia una ragione, si goda il caffè turco, ripensi agli errori che ancora si ripetono.

Ma so anche che queste sono parole inutili, Balotelli riempie i giornali, il vuoto che diventa tutto. Ma resta poco. Forse niente.

Perché sempre con lui? Come direbbe Marzullo, si faccia una domanda e si dia anche la risposta.

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