SE TUTTO QUESTO CI SEMBRA NORMALE

di TONY DAMASCELLI – Piste da sci deserte. Teatri, cinematografi, musei, ristoranti, bar, rosticcerie e affini, chiusi. Poi arriva il calcio. Poi arriva il derby. Quello di Milano, roba seria, mica funivie, sculture, tele pittoriche, filmetti, cucine fumanti e panini con la salamella. E allora liberi tutti, diecimila e più intruppati lungo viale Caprilli, Milano, eppoi davanti allo stadio Giuseppe Meazza, bandiere, fumogeni, striscioni, sfide, spintoni, minacce, abbracci, varie ed eventuali. Forze dell’ordine come gli osservatori dell’Onu, nessuna carica, nessun intervento per riportare disciplina e rispetto dei decreti vari del Conte che fu e del Draghi che è.

Questo è il calcio, signori e signore, un mondo che se ne sbatte di tutto e di tutti, un’isola di un tesoro fasullo, carico di debiti e di truffatori, nuovo approdo di speculatori stranieri, territorio di astuzie fiscali e di promesse mai mantenute.

Lo spettacolino di san Siro viene dimenticato nel giuro di minuti due, meglio concentrarsi su Lukaku e Ibrahimovic (a proposito, che fine ha fatto la grande inchiesta sulla “golmorra” dei due gentiluomini?), sulle ripartenze e sui posticipi, sulla Champions league e i diritti tivvù.

Rob de matt, per usare la lingua comune della folla da derby, costretta a inventarsi fuori la ola e i cori, impediti dentro, ma soprattutto consapevole che ai tifosi sia consentito ciò che ai normalissimi cittadini è severamente vietato. Già si erano visti i fescennini per Maradona a Napoli, così possiamo dire che l’Italia è davvero unita, e così anche i raduni incasinati, con telecamere, microfoni e taccuini, dinanzi ai politici nostrani. Nessun ombra di drone, elicottero, cani poliziotto, carabinieri a cavallo, anzi inquadrature fedeli della massa urlante. Come se niente fosse, come se tutto fosse normale. Avanti così, basta una mascherina e saremo tutti salvi, palla al centro e pedalare.

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