SE SI DROGA L’AMICO O IL NEMICO

Severità e Verismo, SeVerismo se si può osare. La stura, a me almeno, la danno Sallusti e Scanzi, ospiti della Gruber.

Si parla di droga e quindi di cosa fare, droga che fare, appunto. Salvini, Morisi, la Lega, la legalizzazione, forse.

Crimini, sospetti, sarcasmo, algido distacco e millantata imparzialità, fa sorridere il gioco delle parti, che in parte annoia, in disparte anche.

Sallusti che sospetta la procura di Verona di voler condizionare le elezioni imminenti, Scanzi stupito che ribatte il classico figuriamoci, sarebbe talmente assurdo anche solo pensarlo. Sallusti che sottolinea e spartisce, un conto è Morisi in privato, un conto è Morisi in Lega e un conto è Salvini. Scanzi che fa smorfie sarcastiche, annuisce, allude all’obiettività, ma a tutti pare chiaro che sotto la cintura gode come un matto al pensiero della palla di cannone, vedi un po’, che il milanese si trova tra le mani.

Non che Sallusti e Scanzi mi rubino il sonno, tutt’altro, vagando qua e là la solfa è la medesima, ognuno tira acqua al proprio mulino e legge la cronaca a suo uso, abuso e consumo.

Quello che mi indispone, in generale, è pensare che il pensiero politico, il voto, il futuro del Paese, o quantomeno dei paesi, possa essere determinato anche dall’uso strumentale di quel di misero che accade in cronaca.

Niente di nuovo, e del resto è quello che la classe politica corrente ci ha insegnato, la folle banderuola a uso e consumo del consenso, a destra come a sinistra. Sono i leader stessi, in primo luogo, a strumentalizzare qualsiasi virgola, qualsiasi ammanco o sovrappiù, per denigrare o storpiare la parte avversa. Quando invece la grandine cade in casa propria, se ne escono con una pacca sulla spalla, che sarà mai, una ragazzata.

Non c’è severità, non c’è verismo, questo è il punto, e nemmeno serietà, come potrebbe, dove si sostiene l’amico nei pasticci per droga, laddove si affosserebbe il nemico nei medesimi pasticci impaludato.

Semplicemente, severi bisognerebbe provare a essere, se veri.

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