SE SERVE UN TAVOR PER PRENOTARE IL VACCINO IN LOMBARDIA

di ELEONORA BALLISTA – Cronaca di un intasamento annunciato.

Come previsto, il portale lombardo per prenotare il vaccino anti-Covid agli anziani dagli 80 anni in su, attivo da oggi alle 13, va in crash poco dopo l’avvio.

Ma io mi chiedo: se Regione Lombardia, che ha pianificato il servizio avendo anche la possibilità di stimare, probabilmente in modo abbastanza preciso, quanti anziani destinatari del vaccino si sarebbero collegati per farne richiesta, perché non è riuscita a proporre un portale che reggesse l’impatto di migliaia di collegamenti?

Chi avesse una risposta e volesse illuminarmi avrà il mio ringraziamento.

Per ora mi trovo in compagnia, basta aprire un qualsiasi social, di una moltitudine di figli e nipoti che hanno cercato, in tutti i modi, di prenotare per genitori e nonni. Molti di loro, come me, hanno fallito miseramente, guadagnandone soltanto una sonora arrabbiatura.

Questa la desolante esperienza, per sommi capi. Testimonianza viva

Diligentemente, poco prima delle 13, orario dichiarato di avvio della procedura on-line, mi posiziono al pc e mi collego con il portale: scopro subito di avere già davanti oltre 5000 utenti.

Mia madre, che mi assiste pronta con i dati di mio padre alla mano (è lui il vaccinando), commenta con una velatissima reprimenda: “Forse dovevamo già connetterci alle 12.30…”, ma per fortuna la coda sembra scorrere abbastanza velocemente e si rilassa anche lei.

Mancano pochi minuti e tocca a noi.

E a questo punto ci si aspetterebbe di veder comparire sul video del computer il form da completare con i dati del paziente, ma niente, c’è un messaggio di attesa che dice di riprovare dopo pochi minuti.

“Ma riprovare a fare cosa?” mi chiede la mamma. In effetti non so cosa risponderle e dopo qualche tentativo di refresh della pagina web, decido di ricollegarmi riscrivendo per intero l’indirizzo del portale.

Ed ecco che, finalmente, compare la famigerata scheda nella quale inserire i dati del destinatario del vaccino.

“Bè, dai, alla fine non è stato così difficile” penso. Ma sono troppo ottimista.

Giunta alla riga dove digitare il numero di cellulare per tutte le comunicazioni successive, procedo come da istruzioni e premo “verifica”. Dopo tale passaggio dovrei ricevere un sms con un codice a 6 cifre che mi permetterà di concludere la procedura.

Attendiamo, chiacchieriamo, ragioniamo degli impegni della settimana…niente, l’sms non arriva.

“Mamma, sentiamo il medico di base, forse lui ci può dare qualche indicazione”.

Il mio è un dottore molto social: se gli scrivi una e-mail risponde in tempo reale. E anche stavolta non si smentisce, ma può solo dirmi di provare a rivolgermi alla farmacia del paese, attrezzata per tali prenotazioni.

Chiamiamo la farmacia (vuole farlo direttamente la mamma) e la dottoressa risponde, quasi un po’ seccata, che non può fare niente di più di quello che stiamo già facendo da casa: “Signora, la coda è sempre la stessa, non cambia niente”. Però noi, a onor del vero, questo potevamo anche non saperlo.

Ad ogni modo credo che la nostra fosse la centesima telefonata giunta in farmacia e probabilmente la dottoressa è stremata nel sentire sempre la medesima richiesta.

Niente da fare. Dopo due ore di tentativi desistiamo. “Mamma, stai tranquilla, riprovo più tardi”.

Ora, ma sarà mai possibile che una procedura così importante come quella per la vaccinazione anti-Covid, ampiamente prevista nelle modalità, nelle priorità, financo nella quantità di pazienti da vaccinare, debba cadere nell’intasamento on-line come una qualsiasi prenotazione di concerto degli Oasis?

Io dico di no, non deve succedere. Perché anche se dobbiamo stare tranquilli dato che tutti riusciremo a vaccinarci, come ci ha assicurato Letizia Moratti, il raggiungimento del risultato non può, non deve, essere vissuto come una conquista, una fortuna. Con un simile stress, a misura di Tavor.

Quello alla salute dovrebbe essere un diritto, per tutti. Semplice, accessibile, lineare.

Siamo in Italia e qui il fatto che nessuno venga lasciato senza cure (e senza pretendere la carta di credito e il nome dell’assicurazione all’ingresso dell’ospedale) è, o almeno dovrebbe essere, un vanto a livello mondiale. E, di fatto, lo è.

Non proviamo però a mettere in piedi una macchina organizzativa di qualsiasi genere: è subito crash. E adesso chi lo spiega agli ultraottantenni?

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Un commento su “SE SERVE UN TAVOR PER PRENOTARE IL VACCINO IN LOMBARDIA

  1. Angelo il said:

    Mi sono collegato alle 19 da casa, ho atteso 3 minuti, ho compilato il modulo per mia zia con delle lentezze e problemi di formattazione sull’indirizzo comunque risolti, e stampato la ricevuta di adesione avvenuta dopo 5 minuti. Non sono per nulla tenero con l’amministrazione lombarda riguardo alla gestione della sanità, ma questo atteggiamento del tutto subito ( chissà perché tanta fede nell’ informatica ), lo trovo piuttosto infantile. Semmai vedremo nelle prossime settimane se le vaccinazioni saranno veramente effettuate.

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