SE QUESTA E’ UN’ITALIA CIVILE

di JOHNNY RONCALLI – Ricordati, uomo, polvere sei e polvere ritornerai. Che uno sia credente o meno, la Bibbia non lascia scampo e nemmeno la biologia.

Torneremo cibo per i vermi, quindi perché curarsi di quel che accade una volta esalato l’ultimo respiro, perché indignarci se le salme dei nostri cari vengono abbandonate per giorni, o mesi, in un angolo umido di un cimitero, se vengono accatastate una sull’altra come casse di rifiuti, se i corpi dei nostri cari vengono fatti a pezzi e poi sparsi qua e là, per risparmiare spazio, tempo, soldi, per arrotondare uno stipendio.

Anche questo accade da un anno e più, con l’alibi Covid. Ma al cimitero Flaminio di Roma, un cimitero che pare avere nel destino le più sconce teorie e le più laide pratiche in fatto di morti, si va oltre.

Oberdan Zuccaroli sa bene perché curarsi delle salme dei propri morti. Sa bene che rendere omaggio e conservare il rispetto per i propri morti, a partire dalle loro salme, credenti o non credenti che si possa essere, è una delle mostrine che rendono l’uomo vivo e vegeto degno di rispetto a sua volta. Sa che essere rispettosi nei confronti dei morti, dei propri cari in prima istanza, certo, è uno dei passaggi che rende questa nostra vita degna di essere vissuta.

La madre e la zia di Oberdan sono morte, non per Covid, ma risultano parcheggiate da settimane, da mesi, al deposito del cimitero Flaminio senza possibilità di un saluto, di un fiore, di una lacrima in presenza. A distanza quante deve averne versate Oberdan, il quale, in preda ai sensi di colpa, sebbene colpe non ne abbia, come tutta Italia ormai ha visto decide di mettere a frutto il suo mestiere di cartellonista e rende omaggio come può alla povera mamma accatastata.

Crea enormi manifesti digitali e cartacei e urla alla città il suo dolore: “Scusa mamma se non riesco ancora a farti tumulare”. Lui, Oberdan, non se lo spiega, feretri come casse di frutta marcia in attesa dell’ultima dimora, al momento sfrattati ancor prima di prender casa.

Roma, kaputt mundi, ancora una volta dà inarrivabili segnali di civiltà, una emergenza dopo l’altra, emergenza mafia capitale, emergenza stradale, emergenza trasporti pubblici, emergenza rifiuti, emergenza sepolture.

Chissà se qualcuno, tra le ultime due, riuscirà a cogliere la differenza.

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