SE LO SCIOPERO DEI CAMIONISTI ROVINA I CONTADINI

I venti di guerra non riguardano soltanto la disputa tra Russia e Ucraina, focolai di tensione si registrano anche in terra sicula tra autotrasportatori e produttori agricoli.

Uno sciopero iniziato alla mezzanotte di domenica scorsa vede protagonisti i trasportatori dell’Isola, che protestano contro il caro carburanti, che sta penalizzando il loro settore, ma non solo.

Lo sciopero ha già avuto l’effetto di rallentare le merci e l’ortofrutta isolani, che registrano incertezze sui tempi di consegna ed anche le prime disdette.

A essere fuori discussione sono le legittime ragioni degli autotrasportatori, gravati da costi decisamente esorbitanti e per certi versi ingiustificati, che si aggiungono al pessimo stato della viabilità siciliana che registra standard da quarto mondo.

Ma il caro carburanti non riguarda soltanto il settore dei trasporti, anche l’agricoltura è fortemente condizionata dall’utilizzo del gasolio per quanto riguarda l’utilizzo dei mezzi meccanici.

Ma il rincaro dell’energia coinvolge anche il costo di concimi, agrofarmaci, packaging, etc. a causa della loro stretta dipendenza tra la loro industria e le forniture di gas.

L’assoluta dipendenza del trasporto su gomma delle merci isolane è amplificata dalla miopia politico-strategica che non ha considerato la necessità di incrementare le infrastrutture siciliane a favore del trasporto intermodale, una tipologia di di unità di carico (es: container) che combina diversi mezzi (navi, camion e treni) per raggiungere la destinazione programmata.

La protesta dei trasportatori, ripetiamo legittima nella sostanza, è molto meno giustificabile nella forma, che rischia di generare una guerra tra poveri di cui non si sente affatto il bisogno.

Manifestare non deve rappresentare un danno per altre categorie, specie per quella agricola.

Bloccare il trasporto su gomma equivale a impedire la vendita dei prodotti agricoli siciliani e di conseguenza l’unica fonte di guadagno del settore agricolo.

E l’ortofrutta non può giacere indefinitamente sui bancali di un deposito o sulle piante; le consegne sono indifferibili.

I primi effetti della protesta si stanno rivelando devastanti.

Il Consorzio di tutela Arancia di Ribera Dop con una nota riporta che “Centinaia di bancali di arance di Ribera Dop pronti per la destinazione delle piattaforme della Gdo e dei mercati ortofrutticoli sono rimasti nei magazzini di lavorazione con notevoli danni all’intero settore agricolo del territorio”

Ma il danno non si limita soltanto a un mancato reddito.

Molti distributori stanno aumentando gli ordinativi da chi riesce a garantire la consegna della fornitura, soprattutto da regioni non ancora coinvolte in maniera così pesante dalle proteste per il caro carburante: Basilicata, Calabria, Campania e Lazio.

Ma ancora più disastrosa è la richiesta di prodotti da paesi come la Spagna, che realizza il capolavoro di arrecare oltre al danno la beffa.

Ci chiediamo se sia necessario colpire proprio l’agricoltura per far rivalere i propri, legittimi e giustificati diritti.

Sapevate, ad esempio, che i prodotti più esportati dell’economia siciliana sono quelli petroliferi?

Nel terzo trimestre del 2021 dalla Sicilia sono stati esportati 3 miliardi 931 milioni 352mila euro di prodotti petroliferi raffinati, pari al 53,89% del totale delle esportazioni dell’Isola (dati Unioncamere).

Il settore agricolo pesa sull’export siciliano per il 6.14% (circa 448milioni di euro).

Chiunque capirebbe che non è l’agricoltura il settore da penalizzare per far sentire le proprie ragioni.

Oggi i siciliani si trovano nella situazione, pirandelliana, di essere trasformatori di petrolio e derivati, di non trarre alcun beneficio economico da questa situazione, ma in compenso gravati da deturpazioni e disastri ambientali causati dai tre poli petrolchimici presenti nell’Isola (Gela, Augusta e Milazzo).

Ripetiamo: protesta legittima, quella dei camionisti, ma con obiettivo e danni collaterali assolutamente errati.

D’altronde il fallimento registrato una decina di anni fa dal movimento dei “Forconi” avrebbe potuto insegnare qualcosa, ma così non è stato.

Ha ragione Corrado Guzzanti: “Solo ripetendo sempre gli stessi errori si impara a eseguirli alla perfezione”

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