SE LA GITA SCOLASTICA DIVENTA GITA PREMIO

Il mondo è strano. E la scuola è un mondo stranissimo. I dirigenti scolastici, poi, sono una delle categorie più strane ed interessanti da studiare per un antropologo: non ce n’è uno che non dica le stesse cose e non ce n’è uno che faccia le stesse cose.

Così, può capitare che si predichi ai ragazzi di non considerare le uscite didattiche come una specie di premio o di vacanza sponsorizzata e che, all’atto pratico, ci si comporti proprio come se così fosse.

E’ caso recente quello di una dirigente di un istituto comprensivo pugliese, che ha inibito una gitarella a San Cataldo a otto studenti di seconda media, che non se l’erano meritata, mercè un comportamento che la suddetta dirigente ha definito “al limite della delinquenza minorile”. Ellapeppa: se cominciamo a delinquere a dodici anni, siamo messi benino!

Sia come sia, gli otto Dillinger in erba non andranno a conoscere meglio il mare e gli sport acquatici, perché sono troppo indisciplinati. Rimane, però, da capire una faccenda: se l’uscita didattica è un momento formativo, di socializzazione e di apprendimento, gli otto reprobi avrebbero dovuto giovarsene più degli altri. Altrimenti, l’uscita predetta è una gradevole pausa, una scampagnata, insomma un premio. Tertium non datur.

Ovviamente, i genitori non l’hanno presa bene e, anziché domandarsi perché i loro pargoli abbiano spinto gli insegnanti e la preside a dar loro l’ostracismo, hanno protestato per il sopruso subito. Ne è uscito un bel cinema, che la stampa non ha mancato di riprendere: i giornalisti, chissà perché, calano come avvoltoi su questo genere di pochades e si disinteressano bellamente della tragedia che si consuma ogni giorno nelle nostre scuole. Vabbè, lo squallore non fa notizia, evidentemente. Invece, il folklore pare vada per la maggiore. E la storiella degli otto teppisti in pectore che, per punizione, non andranno a San Cataldo a vedere le onde è, effettivamente, abbastanza folkloristica. Ci sono tutti gli elementi che farebbero la gioia di un De Amicis: ci sono i maestri della sezione Baretti, duri, ma con un cuor d’oro. C’è la dirigente che applica inflessibilmente la giustizia. Ci sono i Derossi, che andranno a vedere la battigia di San Cataldo e, infine, ci sono i Franti, che la battigia non se la meritano e rimarranno a casa, a giocare a rapinare banche e malmenare vecchiette sulla Play Station. Direi che non manca nulla.

Ah, sì, ci sono i genitori: solo che non sono come il papà di Alberto Bottini, che gli montava delle questioni colossali se rispondeva un po’ sgarbatamente alla sorella o alla madre. Questi hanno una prole da Bronx, almeno secondo la dirigente, e non se ne danno per inteso: De Amicis non li capirebbe. Anzi, probabilmente, nemmeno ci crederebbe.

Fortuna che non siamo più nell’Ottocento e che le magnifiche sorti e progressive si sono, definitivamente, realizzate. Genitori, professori, dirigenti, studenti: sembra sempre più un minestrone, questa strana scuola, in cui si dice tutto e il contrario di tutto. Probabilmente, perché c’è poco da dire. Perché non c’è più nulla da fare. Tutti a San Cataldo, vamos. Quasi tutti.

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