SE LA CARRA’ BALLA CON PADRE PIO

di GIORGIO GANDOLA – Quel giorno Enrico Beruschi dovette rimproverare bonariamente i fraticelli che “si dimenavano come anguille ballando sulle note delle canzoni di Raffaella”. Un rutilare di sandali, scena stupenda, felliniana.

Vent’anni fa la regina del Tuca Tuca creò davvero scompiglio a San Giovanni Rotondo, all’inaugurazione di Tele Radio Padre Pio. Volle esserci, dare un tocco di mondanità alla cerimonia per la nascita della piccola emittente, o forse cercare un’oasi di pace per qualche ora, lontano dalle ipocrisie del mondo glamour. Fu il segnale di una devozione profonda, niente a che vede con gli spot plastificati per moltiplicare i like del triste mondo virtuale.

Per questo Sergio Japino ha realizzato l’ultimo desiderio della Carrà: tornare nel santuario con le ceneri dentro un’urna, per l’ultima visita, quella più vicina al Paradiso.

C’è qualcosa di inesprimibile e di antico nel viaggio della showgirl scpmparsa il 5 luglio scorso, il senso di una sensibilità cristiana autentica che non ha bisogno di istruzioni per l’uso.

“Ascoltate il mio silenzio”, ha detto il coreografo e compagno di una vita, commosso mentre il rettore del santuario e il direttore dell’emittente scoprivano la lapide a lei dedicata, e mentre tutti i presenti ricordavano quel caschetto d’oro che il 19 maggio 2001 aveva sfoderato solo per loro la sua risata rock.

“Vogliamo dire grazie a Raffaella per la grande donna che è stata e che noi abbiamo avuto modo di conoscere”, ha ricordato il direttore Campanella. “Da allora ha sempre avuto un legame molto forte con noi, continueremo a ringraziarla per la sua umanità e per la sua amicizia”.

Un legame sobrio e concreto, poco esibito, senza selfie, lontano da Twitter. Qualcosa di sacro e quindi di privato, una continua ricerca dell’Aldilà seguendo la barba di Padre Pio. Raffaella voleva tornare sul Gargano, lo ha ribadito Japino, “non come presenza in carne ed ossa ma come presenza con il cuore”. E lo ha fatto, le sue ceneri sono state portate in processione fino alla chiesa di Santa Maria delle Grazie, dove San Pio ha celebrato l’eucarestia dal 1959 al 22 settembre 1968, il giorno prima della morte.

“È stato lui a volerla di nuovo qui”, ha commentato teneramente un pellegrino, poi ha aggiunto: “È stata una grande presentatrice, speriamo che il Signore la prenda in gloria”. Poi tutti in silenzio ad ascoltare un concerto per pianoforte e tromba, com’è scritto nel testamento della divina.

In attesa di ulteriori notizie, le ceneri sono poi state trasferite all’Argentario, il luogo dal quale Raffaella ha deciso di continuare a danzare nella memoria di chi l’ha amata. Padre Pio e le onde del mare laggiù in fondo, per una figlia del popolo non c’è nulla di più eterno.

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