SANTORO NON CI RISPARMIA NULLA, NEANCHE IL SUO PARTITO

Mancava, questo è il dato oggettivo, resta da capire se e a chi mancava, questo il dato soggettivo. Michele Santoro scende in campo e mette in piedi il suo partito (forse, pare, magari) e del resto suona un po’ come l’ultima chiamata, a settantuno anni, per l’agone della politica. Mancava e qualcuno se l’aspettava, non è esattamente una sorpresa. Qualcuno, i più, non ne parlava e scongiurava, ma in cuor suo sapeva che il rischio era dietro l’angolo.

In realtà lui politica l’ha sempre fatta, anche e soprattutto in diretta TV. Quando saettava contro Berlusconi e l’anomalia di un leader politico che controllava tre canali e tutto quel che sappiamo, lo faceva sul palcoscenico della RAI, dal quale non ha mai brillato per equidistanza ed equilibrio di vedute. Salvo poi lavorare per il Silvio nazionale, naturalmente.

Gli è sempre parso normale, anzi, giocare da membro esterno del suo partito su campo pubblico, partito che non esisteva ancora, ma di fatto propagazione fuori tempo massimo del soviet supremo.

Non faccio la cronistoria delle vicende professionali e non di Santoro, è sfiancante anche solo pensarlo, ma in generale il suo percorso è un ginepraio spinoso con diramazioni ovunque e contenziosi con chiunque. Rai, Mediaset, La7, Enzo Biagi, Lucia Annunziata, Antonio Di Pietro, Marco Travaglio sono solo alcuni dei marchi che hanno attraversato in modo più o meno burrascoso la sua carriera, lui ha navigato più o meno sotto i riflettori a seconda dei vari Consigli Di Amministrazione a direzione degli enti vari, per dire e ribadire che in fondo le fortune e le sfortune, i megafoni e i black-out son decisi dai palazzi e dalle correnti, certo non dai meriti, e nel pubblico infinitamente più che nel privato. A spese nostre, detto per inciso. Se il rammarico non si coglie, peccato, il rammarico c’è.

Quel che sappiamo, fuori dal palazzo, è che Santoro non è uno umile, piuttosto uno che della dialettica fa un’apparenza, uno che difficilmente ritratta o ammette svarioni, più in generale svolge il ruolo di vittima, del sistema ovviamente, la qual cosa gli dà modo di trasformare ogni sua uscita in una requisitoria, contro tutti. O almeno contro tutti quelli che non la pensano come lui, esattamente come lui.

Ma vengo al qui e ora. Ultimamente Santoro si è visto a questionare sulla pace, a chiedere la pace, a imprecare contro tutti quelli che la pace non la vogliono. No, mi correggo, contro tutti quelli che la pace non la vogliono come la vuole lui. A dimostrazione.

La manifestazione “Pace Proibita” è una delle sue ultime iniziative e raccoglie, meglio, rastrella di tutto e di più, in nome della pace in Ucraina che solo lui vuole evidentemente, mentre noi guerrafondai no. E allora dentro tutti, i personaggi della cultura più prevedibili, i complottisti, Freccero, la filosofa presenzialista Di Cesare.

A questa istanza fa appello anche ora, al battesimo del suo partito, non risparmiando critiche anche al presidente Mattarella, colpevole di avergli concesso poco tempo per organizzare le sue truppe avendo scelto il 25 settembre come data per le elezioni.

“Un partito non nasce per decisione di una o poche persone ma per rappresentare le esigenze di un pezzo di società. Di sicuro non mi interessa fare il candidato indipendente senza un progetto che guardi al futuro. Serve il partito che non c’è e che non c’è mai stato”.

Sinistra Italiana, Cinquestelle, Pace Proibita sono gli interlocutori privilegiati, beati loro, perché la sinistra non è sinistra al punto giusto, i Cinquestelle sono ingenui ma hanno dato più di uno scossone, la pace, beh, la pace è proibita e serve scendere in campo. C’è persino più che qualcosa di vero, ma diciamo che se i cittadini italiani aspettavano il volto nuovo, fresco, pulito, equilbrato, sarà per un’altra volta.

Siamo al solito riciclone, in verità conforme alla linea verde e ambientalista, ma tornando al tema iniziale, ne sentivamo la mancanza? Lo scenario politico ne trarrà giovamento? Le adolescenziali schermaglie tra gli schieramenti assumeranno toni più adulti e maturi?

Qualcuno è pronto a scommettere che ora si farà la Rivoluzione, Michele Riscossa, pronto con la rima a baciar la bandiera, ne avrà per tutti. Nel frattempo, possiamo sempre sperare che qualcuno lo richiami in TV.

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