SALVARE LA TERRA E’ GIA’ PASSATO DI MODA

22 aprile, si celebra la Giornata della Terra, fin dal 1970. Mai come in questi momenti di pandemia e di guerra, però, sembra che ci siamo dimenticati degli obiettivi green e dell’essere virtuosi. O peggio, pensiamo di ricorrere a soluzioni totalmente in contrasto con la salvaguardia del pianeta, come ad esempio riaprire le 7 centrali italiane a carbone (264 in Europa) per sopperire alla mancanza del gas russo.

Se fossimo seri non dovremmo mai più parlare di combustili fossili anche solo per coerenza e per dare l’impressione che crediamo davvero in un futuro sostenibile. Eppure, l’dea di fare marcia indietro è quella dominante. E’ ancestrale e umano, però uno sbandamento così palese è molto pericoloso. Come a dire che l’ambiente lo curiamo solo quando le cose vanno bene e quando ci fa comodo, una sorta di optional. Nelle emergenze, invece, buttiamo tutto nel cestino.

Meno male che si parla anche di spingere l’acceleratore sulle rinnovabili, vera via d’uscita dall’incubo inquinamento e surriscaldamento, e pure dalla dipendenza energetica, ma non ancora rilevanti in quanto a disponibilità. Un discorso che ascoltiamo da tempo e che sarebbe ora di affrontare in modo diretto e strutturale, altrimenti saremo qui a parlarne quando non ci sarà più tempo. E’ spesso una questione di priorità e dovremmo saperle affrontare seriamente. Cito l’esempio dell’eolico: siamo d’accordo che non sia il massimo per il paesaggio, ma se questa fosse una mossa energetica fondamentale sarebbe il caso di scegliere e basta, con buona pace di chi si oppone. Non ci sono più buone ragioni per alzare barriere ideologiche.

Nelle opzioni di fonti energetiche pulite si è riparlato anche di nucleare, anche se in questo caso la verifica del consenso popolare è fondamentale. La questione non può essere risolta ignorando cosa pensa la gente. La storia ci dice che nel primo referendum del 1987, l’80% si dichiarò contrario – l’effetto Chernobyl dell’anno prima era stato cruciale -, opposizione che si è però ridotta al 54% nel 2011 al secondo referendum (influenzato anch’esso dagli eventi di Fukushima). Gli italiani non sono quindi più così contrari come in passato e si può pensare che oggi, dopo oltre 10 anni, la maggioranza potrebbe essere addirittura a favore. Va comunque verificato di nuovo, è quantomeno doveroso.

La sensibilità degli italiani sull’ambiente è in forte aumento, lo dicono le ricerche e tutti gli indicatori, così come gli sforzi delle imprese private verso una crescita sostenibile. E’ una tendenza – un movimento globale – che è in vantaggio rispetto ai tempi della politica, che rimane sempre legata a interessi di potere e di breve periodo. Non dobbiamo correre il rischio, però, di rimangiarci tutto in fretta, è un vizio nostrano maledetto che ci caratterizza nei momenti in cui è necessario mostrare risolutezza e lucidità.

Crediamoci e proviamo a fare qualcosa di concreto, invece. Proprio oggi. Nella sterminata offerta di iniziativa, diamo un’occhiata a questa lista di 52 consigli e scegliamo di metterne in pratica uno, uno almeno, su 52 azioni per fare la differenza ogni giorno dell’anno.

“Non chiederti cosa il tuo paese deve fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il paese”: l’incipit immortale di Kennedy è perfetto per attivarci in una giornata come quella di oggi, e come quella di domani.

 

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