SALTARE ANCHE LA CODA DEI VACCINI

di CRISTIANO GATTI – Se è vera la faccenda, sono già centomila su settecentomila. Percentuale corposa e invadente. Centomila italiani che all’italiana saltano la fila e si fanno vaccinare prima degli altri. Prima degli anziani e dei sanitari che hanno diritto di precedenza, come tutti sappiamo e come tutti saggiamente sopportiamo.

Loro no. Neppure in questo caso, il caso estremo della salute, riescono a mettersi in coda e ad aspettare il proprio turno. Secondo quanto riferisce “Repubblica.it”, i carabinieri del Nas ci hanno già messo le mani e stanno verificando le liste. E’ da lì che saltano fuori i primi centomila sospetti: come in Posta, come alla fermata del pullman, abbiamo anche i furbastri del vaccino. Già da subito, alle prime battute. Figuriamoci andando avanti. Rispetto alla nostra gloriosa tradizione, l’intramontabile epopea della coda saltata, questa non mette nessuna voglia di ridere: il vaccino, senza alcuna esagerazione, rappresenta per tutti una questione di vita o di morte. No, nessuno ha voglia di prenderla come una commedia di Totò. Di tutte le code che noi specialisti saltiamo da sempre, con orgoglio di bandiera, questa è la più odiosa e la più imperdonabile.

Dai primi accertamenti, tra questi centomila imbucati c’è un po’ di tutto: furbi nudi e crudi, impiegati amministrativi delle Asl, manager, sacerdoti. Tutti, a quanto pare, avrebbero un motivo validissimo per saltare davanti. Come se ciascuno di noi non ne avesse abbastanza, di motivi validi. Resta il fatto che mentre qua fuori ci si danna l’anima per decidere se vaccinare prima i vecchi o i liceali, gli insegnanti o i medici di base, là in fila qualcuno risolve a modo suo il problema dei criteri. Prima lui, poi gli altri, nel modo che si vedrà.

Sinceramente: si pensava che sui vaccini, almeno sui vaccini, potessimo evitarci la solita farsetta dei privilegi, dei sotterfugi, delle raccomandazioni, in una parola di tutti gli espedienti che conosciamo bene, come cassetta degli attrezzi nell’arte di arrangiarsi. A quanto pare, bisogna immancabilmente rialzare le antenne. Anche sui vaccini.

L’unica speranza – remota, ingenua – è che le prime notizie si rivelino infondate. O magari imprecise. Che realmente, cioè, i centomila abbiano tutti un motivo nobilissimo per essersi vaccinati senza risultare né ultraottantenni, né medici di corsia. Ma alzi la mano chi è pronto a scommettere un cent su questo finale rassicurante della storia. Io no.

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