S.SOFIA, L’ULTIMO SCHIAFFO DI ERDOGAN AI CRISTIANI

di DON ALBERTO CARRARA – Santa Sofia, la cattedrale museo di Istanbul, tornerà moschea. I passi ufficiali sono stati avviati e la cosa è ormai certa. Sono state molte le reazioni. Tra le ultime, quella di papa Francesco, che ne ha parlato all’Angelus. “Il mare mi porta lontano, ha detto il Papa, il pensiero a Istanbul. Penso a Santa Sofia e sono molto addolorato”. L’accenno al mare era motivato dal fatto che il 12 luglio è stata celebrata la giornata internazionale del mare. Sono poche parole, quelle di papa Francesco, pronunciate a braccio, significative comunque.

Il Consiglio di Stato turco aveva deciso la trasformazione di Santa Sofia da museo a moschea il 2 luglio scorso. Subito dopo il Capo dello Stato Erdogan aveva tenuto un discorso in cui aveva annunciato che la prima preghiera, come solenne inaugurazione della moschea, si terrà il 24 luglio.

Se n’è subito parlato molto, com’è naturale, soprattutto nel mondo ortodosso. La ministra della Cultura greca, Lina Mendoni, ha detto che “il nazionalismo mostrato da Erdogan ha portato indietro il Paese di sei secoli”. La Chiesa russo ortodossa ha espresso “preoccupazione” per la decisione, affermando che, con la sua sentenza, la Turchia “ha ignorato la voce di milioni di cristiani”. Il Patriarca Bartolomeo aveva chiesto “ponderazione” prima di prendere una decisione del genere, chiedendo, in caso di riapertura al culto, di consentire anche la Messa nelle festività più importanti.

Va ricordato che la basilica di Santa Sofia attuale è stata costruita nel VI secolo. È stata basilica cristiana per circa 900 anni fino al 1453. Dal 1453 fino al 1935 è stata moschea. Nel 1935 Atatürk l’aveva trasformata in museo.

È possibile fare un ragionamento molto formale. Se si dovesse rispettare la storia, Santa Sofia dovrebbe tornare cattedrale cristiana perché è nata come cattedrale cristiana e perché lo è stata per 900 anni. Ma Erdogan e il suo governo hanno deciso diversamente. È un atto, dunque, in cui trionfa non la storia, ma la forza. Questo avviene sempre. Avviene soprattutto dove sono al potere sovrani di estrazione islamica, per i quali i legami fra religione e politica sono stretti e scontati.

Si deve ricordare che non tutti i musulmani sono come Erdogan. Ma Erdogan è così. È il sultano e molti sono come lui. Non si hanno notizie di reazioni critiche di credenti musulmani. L’opinione pubblica libera, dentro gli stati amministrati da sovrani di estrazione islamica, spesso resta un miraggio e non risulta che esista una opinione libera di credenti musulmani in quegli stati. Per cui Erdogan si sente forte. Nessuno in quel mondo lo critica e quindi lui si sente incoraggiato a pensare che tutti lo approvano. In una situazione così, la forza della religione tende a diventare la religione della forza. E c’è poco da consolarsi nel dire che non avviene solo in Turchia.

I cristiani, da parte loro, possono solo dire la loro delusione o il loro disappunto, come ha fatto papa Francesco e come hanno fatto alcuni rappresentanti dell’ortodossia. Ma sono tutte reazioni deboli che non otterranno nulla. L’unica forza, in questo caso, è quella della ragione e della storia. Ma la ragione è forte solo in chi la accetta e la storia è forte solo in chi la coltiva.

Ancora una volta i cristiani sono sconfitti. Anche se – per ipotesi assurda – avessero la possibilità di fare un’azione di forza, rischierebbero, esercitando la forza, di essere meno cristiani. In oriente lo hanno fatto con le crociate. Gli stanno dando addosso ancora adesso, laici e cristiani oltre che, naturalmente, i musulmani. E a secoli di distanza.

E quindi l’unica soluzione, ancora una volta, è prendere atto, semplicemente, mestamente.

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