RITROVARCI ELKANN SU MARTE, ANCHE NO

Presto faremo di Marte una seconda casa. Come quelle che i milanesi si compravano a Bormio o in Valle d’Intelvi. Andremo a starci di tanto in tanto e chissà se, al pari di quel che accade sulla Terra, vi troveremo ogni volta il caratteristico odor di chiuso e le stoviglie dismesse dall’abitazione principale. Poco importa se sarà una casa spartana: servirà soprattutto come punto di partenza per meravigliose gite che potranno portarci a contatto con gli alieni. E ancora una volta sarà un déjà vu: gli extraterrestri ci guarderanno con la diffidenza con cui i valligiani, gerla in spalla, contemplavano i chiassosi invasori venuti dalla pianura.

Del piano di “colonizzare” Marte ha parlato Elon Musk, presidente di Tesla e SpaceX, durante un collegamento video dal Texas con John Elkann in occasione dell’Italian Tech Week. Ora, la prospettiva che gli Elkann possano diffondersi anche su Marte potrebbe inquietare qualcuno, ma qui stiamo parlando di grandi piani per il futuro, stiamo progettando nientemeno che il domani dell’umanità e se il prezzo da pagare è la presenza di un paio di Elkann in più del previsto, ebbene, è possibile che il gioco valga la candela. Bisogna poi ammettere che è facile far dell’ironia, facile irridere i piani altisonanti di un signore americano con la testa talmente tra le stelle da aver perduto alcuni punti di contatto con la realtà, ma senza il contributo di qualche visionario un poco folle la civiltà non sarebbe arrivata dove è oggi.

Senza la testardaggine di Marconi nel voler sfruttare le onde elettromagnetiche per la trasmissione della voce, oggi non avremmo la radio e neppure buona parte delle telecomunicazioni. Senza l’ostinazione per il volo dei fratelli Wright saremmo costretti al suolo, oppure a staccarcene soltanto appesi a inquietanti palloni pieni di elio e idrogeno.

Insomma, se a noi la possibilità di arrivare a colonizzare Marte appare anche più remota del pianeta stesso, non vuol dire che qualcuno non finirà per provarci. Se sarà Musk o un pioniere prossimo venturo, staremo a vedere. Certo, questo non vuol dire che possiamo permetterci di trascurare la casa in cui viviamo oggi – la Terra – nell’attesa che un geniale precursore che ci porti tutti quanti su Marte. Anzi, forse la ragione per cui i piani stellari di Musk ci sembrano irreali al punto da essere ridicoli, sta proprio nel fatto che, ogni giorno, constatiamo le manchevolezze del nostro vivere terreno o, meglio, terrestre.

E’ notizia dell’altro giorno che nessuna delle 100 più grandi città del mondo rientra negli standard ambientali dell’Organizzazione mondiale della sanità e si dubita fortemente che almeno qualcuna possa riuscirci nei prossimi decenni. Non solo: è difficile condividere l’ottimismo di Musk per un possibile incontro con la “vita aliena” quando ancora oggi bastano le sfumature della pelle dei terrestri a metterci in allarme, così come è impegnativo sperare in un “grande futuro per l’umanità” quando il presente ci consegna la cassa integrazione, un virus che non vuole saperne di mollare la presa e certa politica che al consenso sacrifica perfino la logica.

E’ senz’altro possibile che l’umanità abbia bisogno di gente come Musk, dotata di un’ambizione tenace al punto da sfruttare anche la più straordinaria tendenza alla fantasticheria, ma è poco probabile che basti uno come lui, o anche due o tre, ad assicurarle un “grande futuro”.

Che cosa sia un futuro “grande”, a pensarci bene, neppure lo sappiamo. Ci basterebbe che sia più decente, equo e libero. Al momento su Marte di futuro non ce n’è proprio: solo un presente polveroso e antico. Il futuro, dovessimo arrivare lassù, lo porteremmo noi insieme alle astronavi e ai moduli per costruire la base che ci permetterebbe di sopravvivere. E dunque il futuro di Marte incomincia sulla Terra, oggi. Se ci teniamo davvero che arrivi lassù, occorre comportarci meglio quaggiù, e da subito. Proposito difficile, si capisce: difficilissimo. Roba da marziani.

 

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