RINASCIMENTO AMMOSCIATO

La Ferrari è lo specchio di ciò che è l’Italia oggi: una scuderia dalle grandissime potenzialità, data per favorita e in crescita dopo tanti anni bui, ma con una gestione a dir poco fallimentare. Esempio perfetto di come sprecare le nostre migliori risorse con scelte sbagliate nelle strategie e nel non stabilire un lavoro di squadra per favorire chi deve portarsi a casa il titolo. Binotto è l’Italiano di questi tempi difficili, che non sa prendere in mano la situazione per mettere a frutto le grandi capacità di cui dispone. Direi un patriota atipico, rispetto al cliché che ci siamo fatti di noi bravi nelle emergenze, geni della creatività, straordinari nello sfruttare il fattore C, impareggiabili nel vendere le fontane di Trevi agli stranieri.

Eppure l’estate scorsa eravamo dei grandi vincitori, invidiati da tutta Europa. Almeno nello sport. Portati a casa gli Europei di calcio a Wembley, dieci medaglie d’oro pesanti alle Olimpiadi con Jacobs e Tamberi che si abbracciano nel tricolore, paraolimpiadi da record con 69 medaglie, oro nella cronometro mondiale di ciclismo, vinciamo la Parigi-Roubaix dopo 22 anni, la doppietta degli Europei maschile e femminile di pallavolo, due ori ai Mondiali di canoa velocità, finale di Wimbledon con Berrettini, la Giorgi e Sinner vincono nel tennis che conta, campioni europei femminili di softball e di polo… mettiamoci anche i Maneskin… L’inno nazionale suonava come la fanfara della banda domenicale in festa e ci sentivamo tutti un pochino euforici, in un periodo ancora segnato fortemente dalla pandemia.

Anche il governo Draghi, insediato da febbraio 2021, stava ingranando, incassando importanti consensi internazionali e mettendo in ordine i nostri politici riottosi, che lo bollavano come un “tecnico”, sostanzialmente considerandolo come un appestato non degno della casta. Un’altra bella motivazione per stare in Europa non da comprimari, senza i soliti complessi di inferiorità.

Sono passati solo dodici mesi ed è tutto svanito. Non ci viene bene più niente. E dire che l’economia si è risvegliata, il PIL corre, i cosiddetti fattori esterni non sono più tanto sfavorevoli, il turismo e tanti settori sono tornati a livelli pre-pandemia. Certo, anche l’inflazione va su e la guerra in Ucraina sta influenzando e distorcendo in negativo i cicli economici di mezzo mondo, tornare a crescere in questo modo non sarà una passeggiata e ci sarà un conto da pagare. Ma una svolta la si vede, il nero del 2020 e 2021 ce lo siamo lasciato alle spalle.

Il fatto è che abbiamo perso lo smalto e abbiamo ricominciato a piegare la testa in basso, rimuginando amaro e facendo riemergere i vecchi difetti di sempre. Soprattutto in politica. I malumori di palazzo, i rancori, le liti tra partiti e correnti hanno preso il sopravvento, fino a far cadere il governo. Un colpo di spugna che cancella anche le molte cose buone che abbiamo fatto e fa dimenticare la nostra bella reazione alla pandemia. Ci ritroviamo in campagna elettorale con le facce di sempre, anzi con una propagazione di nuovi soggetti politici che sanno subito di divisione e di difesa del proprio orticello.

Una notizia buona c’è, però, che non tutti hanno ancora messo a fuoco. I parlamentari passeranno da 945 a 600, ben 345 poltrone in meno. Finalmente. Ci libereremo non solo dei costi annessi e connessi, ma di una folta schiera di anonimi personaggi che animano perlopiù i corridoi e i (piccoli) salotti della politica. Una vera rivoluzione istituzionale, per noi cittadini una vera soddisfazione. Un buon motivo per farci tornare il sorriso all’ombra dell’ombrellone, in un’estate italiana decisamente sottotono.

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