RICCHI E CAFONI /3

di TONY DAMASCELLI – C’era una volta il nostro meraviglioso pubblico. Affollava stadi e teatri, cinematografi e luoghi di ritrovo e ristoro. Era bello, anche se a volte fastidioso, quel vociare, quel senso di esistenza viva.

Venne poi il virus, venne la pandemia, vennero le chiusure, qualche romantico si affacciò ai balconi cantando la pace, andrà tutto bene, saremo più bravi e gentili.

Invece. Stiamo peggio di prima, più volgari, più aggressivi, più criminali, più morbosi, più cattivi.

Le scene di calcio, nel derby di Milano, le ultime nella semifinale di coppa Italia tra Juve e Inter, ribadiscono che tra il Grande Fratello e il Grande Football non c’è differenza alcuna, postriboli di parole e di comportamenti, siti del liberi tutti, dove l’educazione e il rispetto durano lo spazio di uno spot.

Non si sono accorti e, forse, non gliene può fregare nulla, che gli stadi siano vuoti e dunque l’eco di parole, anzi di parolacce, è immediato, manifesto, sguaiato. Le telecamere fanno il resto, come nel GF tivvù che porta addirittura l’etichetta di VIP!, inquadrano movimenti e gesti grevi, screanzati. Non c’è da stupirsi, la cultura del vaffa day è in circolazione come il Covid19, ma non c’è vaccino che tenga, non c’è protocollo e decreto che possano intervenire.

Antonio Conte è un capriccioso sguaiato, Andrea Agnelli si tiene il primo di questi aggettivi ma dimentica le lezioni di suo padre e di suo zio, non parliamo dello stile Juve, altri sodali del presidente bianconero come Nedved si comportano con analoga maleducazione, i calciatori si allineano immediatamente, il linguaggio da banda della Magliana “ti sparo in testa” diventa un cult per la ciurma dei tifosi, del nostro meraviglioso pubblico di cui sopra, già abituato al “devi morire” o “se veniamo di lì’ vi facciamo un c.. così”. I rappresentanti della politica mutuano e offrono lo stesso lessico e comportamento, l’insulto è la carta di discredito per farsi riconoscere dai propri fans, così che Andrea Agnelli diventa di colpo l’idolo dei curvaioli bianconeri, Conte si riscopre interista di fede e Sarri che offende Mancini dandogli del finocchio è soltanto “uno di noi” che dice la verità a quel moccioso.

La polvere delle discussioni non può e non deve nascondere le ultime malefatte calcistiche, anche se si annusa un odore molesto di assuefazione al trash. Verranno le sanzioni, ma saranno lette, purtroppo anche dalla categoria dei giornalisti, come persecuzioni nei confronti di questo e di quello. Verranno le solite frasi da casta “le cose del campo finiscono lì”, come fanno i mafiosi per la loro “cosa nostra”. Prevedo altre repliche e numerose. Un bell’applauso e palla al centro.

RICCHI E CAFONI /2

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