REFERENDUM, CONFUSI ALLA META

di LUCA SERAFINI – Concordo con il direttore di @ltroPensiero.net, Cristiano Gatti. Giorni fa ha scritto che un referendum non è più l’elevata, democratica espressione di scelta del popolo su questioni vitali come l’aborto o il divorzio, per esempio, ma si è trasformato in uno strumento di propaganda per mandare a casa questo o quell’altro politicante.

Stavolta è ancora peggio, direttore: non si capisce chi vuole mandare a casa chi, perché ci sono favorevoli al “Sì” e favorevoli al “No” che appartengono allo stesso schieramento politico, hai notato? Un bel pasticcio. E’ acclarato che la campagna del “Sì” rimanga un cavallo di battaglia di certuni (e certuno), ma ripeto che un referendum è uno straordinario strumento di democrazia e quindi non andrebbe usato soltanto per fare dispetto a quel certuno e a quei certuni.

Allora è bene addentrarsi nelle viscere della questione. L’ho fatto da settimane. Dunque, se ho capito bene è una balla che gli altri governi europei abbiano meno senatori e parlamentari rispetto all’Italia. È una balla che, se decurtassimo il loro numero, risparmieremmo un sacco di soldi. È una balla che la burocratizzazione fruirebbe di uno snellimento epocale. Che siano balle lo hanno sostenuto a destra, a sinistra e al centro (localizzazione ormai solo geografica, perché le ideologie sono andate a farsi friggere da tempo). Se non sono balle, avete ancora un po’ di ore per convincermi. Domanda: ma è vero che votando “Sì” manderemmo a casa un bel po’ di inetti, fannulloni, parassiti e assenteisti? Deduco invece, visto che i rappresentanti del popolo non li elegge più il popolo ma i loro stessi capoccioni, che saranno questi capoccioni – in caso di vittoria del “Sì” – a scegliere chi trombare (in senso squisitamente politico). E non è detto quindi che siano i peggiori.

Ho molte altre domande: è vero che un ridotto numero di senatori e parlamentari andrebbe a ripercuotersi sulle periferie, tanto per cambiare? Credo di sì, è un fatto aritmetico. E’ vero che un cattivo ministro fa più danni – anche economici – di cento onorevoli deputati? A spanne, direi che il paragone ci sta, ma non sembra funzionale alla filosofia del referendum. E’ vero che la propaganda, in soldoni, cavalca soprattutto il sentimento popolare del “mandiamoli a casa”, senza benefici concreti e tangibili per la comunità e la vita quotidiana? Senza una adeguata modifica della attuale legge elettorale, sembra plausibile. Quali effetti si produrranno sul meccanismo di elezione del presidente della Repubblica, se vincesse il “Sì”?  Leggo: “La Costituzione vuole che il capo dello Stato sia il rappresentante dell’unità nazionale e la storia dimostra che a funzionare meglio sono state quasi sempre le presidenze che hanno contato su un sostegno parlamentare ampio. La spinta alla polarizzazione dello scontro che verrà da numeri così ridotti, invece, non favorirà certo il dialogo e aumenterà la tentazione delle maggioranze di turno di scegliersi il ‘loro’ presidente, quando invece la Costituzione vuole che chi è presidente lo sia di tutti”. E’ vero che gli scrutatori sono in fuga per paura del Covid (cit. “Corriere della sera”)? Sì, assolutamente. C’entra poco anche questo, forse, ma fa da significativo corollario.

Sono confuso. Tra domani e lunedì voterò, ma ho ancora una volta la sensazione che comunque vada, sarà un fiasco.

Un pensiero su “REFERENDUM, CONFUSI ALLA META

  1. Fabio Alberti dice:

    Purtroppo la maggior parte delle aziende, specie quelle di piccole o medie dimensioni, non hanno mosso un dito per dare “sollievo” ai propri lavoratori. I management si sono conservati i propri benefit e per tutti gli altri dai quadri in giù solo disagi.
    Anche il covid non ha colpito tutti con le stesse modalità. Quello che è ancora più grave è che in fondo in fondo il negazionismo ha fatto proseliti con modalità più o meno evidenti nella categoria degli imprenditori i quali hanno vissuto il lochdown come il non poter esercitare in presenza il loro potere esecutivo nei confronti dei dipendenti. Il paternalismo e il culto della personalità ne hanno risentito e sofferto.
    Fabio Alberti

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