QUESTO È UN CALCIO DA «BUTTARE FUORI»

di TONY DAMASCELLI –  Si può pensare, dire e scrivere che Gasperini Giampiero è un buon  allenatore ma non è da corsa? O si è colpevoli di lesa maestà o di razzismo tecnico e tattico? Non è questo il problema ma il suo comportamento che ormai appartiene ad allenatori anche nobili di curriculum, Mourinho ne è il leader maximo ma Gasperini scivola troppe volte sulla stessa melma e finisce per macchiare una onorevolissima carriera che lo sta portando tra i migliori. Quello che è accaduto con Sinisa Mihajlovic è una delle tante gag, tra l’altro al posto del giudice sportivo avrei provveduto a sanzionare anche il serbo, non per le frasi rivolte al collega rivale ma quell’invito finale rivolto all’arbitro: «Buttalo fuori».

Ma chi sei per arrivare a questo? D’accordo, la trance agonistica, il calcio è questo, non è una chiesa (sì ma nemmeno una latrina, inutile stringersi la mano e poi sputare sulla stessa) però ci dovrebbe essere un limite, oltre il quale c’è la vergogna e poi il dovere di chiedere scusa, invece di insistere. Gasperini è sempre in border line, vive la partita da calciatore, come accade a Conte, a Juric, a Iachini, ogni tanto anche a Gattuso, dimenticando il ruolo dirigenziale, di responsabile tecnico. Come infliggere una multa ai propri giocatori se, per primi, si va fuori giri? Una giornata di squalifica è condanna che fa ridere in periodo di protocollo, mascherine e affini.

Gasperini seguirà la partita di domani sera a San Siro, contro il Milan, comodamente seduto a tre metri dal campo, meglio osservando, meno agitandosi. Prenda esempio da alcuni suoi sodali, dico Ranieri che ha vinto la Premier, mica scapoli contro ammogliati, conti fino a dieci prima di scaricare rabbia e insulti. L’Atalanta si è distinta per l’eleganza del gioco e non per gli strilli di chi la dirige a bordo campo. E Sinisa Mihajlovic cerchi di capire (lo sa per esperienza dura e personale) che la vita ha cose ben più serie e gentili di un «buttalo fuori!».

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