QUESTA FAVOLOSA (E DELIRANTE) VITA DA CANI

A quanto dicono Draghi e Marina Berlusconi, gli ultimissimi del coro rinascimentale, l’Italia se la sta passando proprio bene. Ripartita come una forsennata a staccare record. Dall’aria che tira, dovremmo tutti stare molto bene. Ma anche se è così, secondo me i cani stanno ancora meglio. Credo non abbiano mai passato un periodo così florido. La vita da cani era il paradigma dell’inferno, adesso può essere tranquillamente un punto d’arrivo, un obiettivo, un’ambizione.

Leggiamo sul “Corriere” questa pagina in cui ci spiegano come ormai anche il dietologo si dia da fare, con lui l’industria alimentare, per rendere la bestia sempre più sana e sempre più bella. L’idea di crocchetta è già preistoria. Sta arrivando il tempo in cui il cane siede a tavola e si fa portare la carta.

Testimonianza personale. L’altro giorno camminavo con mia moglie, a un certo punto si fa incontro sul marciapiede una mammina in tuta nera attillata e scarpe ginniche come dio comanda, insomma tutto l’armamentario giusto del fitness ortodosso: la donna spinge un passeggino proprio bello, di quelli in alluminio, a tre ruote, superleggero, che ricorda le bici del nostro quartetto per l’inseguimento su pista. Cose tecnologiche.

Appena la vedo, parto con il pistolotto incoraggiante sulla ripresa delle nascite, su questo rinascimento della vita, dico a mia moglie bello dai vedere i giovani che riprendono a fare figli, poi però la mammina ci arriva a due passi e dentro il passeggino spaziale vediamo un cagnetto comodamente stravaccato, con il ciuffo in testa chiuso da un fermaglio modaiolo.

Inutile che stia qui ad abbinare anche le storie dei collari con i diamanti, delle pasticcerie per soli cani, dei cappottini in cachemire, eccetera eccetera. Tutti hanno visto, tutti sanno, tutti conoscono. E’ la nuova deriva animalista, qualcuno si ostina a dire che i cani sono come gli uomini, io comincio a dire che i cani sono meglio degli uomini, a giudicare dal trattamento riservato in Occidente alle due specie. Che poi bisognerebbe anche chiederci quanto davvero i cani gradiscano questi agi: prova tu a essere il cane della Michela Brambilla e poi dimmi se non è meglio essere randagio a Rosarno o a Licata.

Naturalmente – diciamolo ai mentecatti che non ci arrivano da soli – ovviamente non è in discussione l’amore per gli animali. Diciamolo e ridiciamolo. Perchè altrimenti subito ci dicono che chi non ama gli animali non ama nemmeno i cristiani. Gli animali non c’entrano nulla, sono creature adorabili da sempre, in certi casi vitali per le relazioni umane di tanti esseri umani condannati alla solitudine.

E’ chiaro che qui si parla d’altro. Della misura, dell’equilibrio, del buonsenso, che nel nostro rapporto col cane sono andati letteralmente a farsi benedire, lasciando il posto alla moda e all’eccesso. E per essere più chiaro, non mi vergogno di andare sul banalissimo, visto che a forza di evitarlo si finisce per perdere il senso delle proporzioni: allo scopo, allego una banalissima foto che spiega meglio e più in fretta il disagio davanti ai passeggini e ai piatti bio per cani. Eccola, la mia foto banale e demagogica:

E’ partendo da questa immagine che dovremmo chiederci quanto sia normale e accettabile la nuova febbre canina. Basta fare un semplice rapporto tra due mondi, due esistenze, due dignità. Io mi sforzo di credere che amare gli animali possa arrivare fino a un certo limite. Oltre, mi sembra delirio. Con tanto di offesa e di peccato nei confronti dell’immensa umanità ancora derelitta e miserabile.

Se poi mi dicono che non posso capire perchè non amo i cani, sinceramente non mi tocca, perchè non mi sento tenuto a spiegare quanto io li ami. Sono fatti miei e non devo rendere conto a nessun giudice da marciapiede. Mi limito a guardare quel bambino che razzola nella discarica e ad augurargli davvero, con tutto il cuore, presto o tardi, una vita da cani. Dei nostri, dei cani occidentali che contano le calorie.

 

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