QUELLO SCHIAFFO DA OSCAR DI WILL SMITH

Will Smith sale sul palco e rifila uno schiaffone a Chris Rock, il presentatore ufficiale nella notte degli Oscar al Dolby Theatre di Los Angeles. Tutto nasce da una battuta infelice dell’attore comico sul taglio di capelli cortissimo della moglie di Will Smith, Jada Pinkett Smith, che soffre di alopecia.

“Ti prepari per Soldato Jane 2?”, ha detto Chris Rock rivolgendosi alla donna. In un primo momento Will Smith non sembrava essersi risentito per quelle parole, ma alla vista dell’espressione non entusiasta di sua moglie, all’attore è scattato qualcosa. Will Smith si è alzato dalla sua sedia e ha sferrato il violento schiaffo a cinque dita. “Tieni il nome di mia moglie fuori dalla tua fottuta bocca”, ha detto l’attore una volta tornato al suo posto.

Quando ho visto la scena mi sono detto: ma guarda un po’ te, questi americani, fanno scene violente anche in piena notte degli Oscar.

In effetti, è la notte in cui tutto fa brodo, meglio: tutto fa spettacolo: è lo spettacolo, grandioso e magniloquente, dello spettacolo: alla seconda potenza. E invece no, niente spettacolo: è proprio uno schiaffone e Will Smith è proprio arrabbiato con Chris Rock.

Eppure, quella scena è, a modo suo, esemplare di quello che viene chiamato “mondo dello spettacolo”. Siamo portati, noi lontani figli dell’illuminismo, a distinguere rigorosamente fra ciò che è vero e ciò che è inventato, fra ciò che avviene sullo schermo di una sala cinematografica e quello che avviene in piazza, fra ciò che avviene sul palco e ciò che avviene per strada. E proprio perché abbiamo la sensazione che la distinzione vada da sé, ci sentiamo tranquilli: abbiamo distinto per bene ciò che è vero e ciò che non lo è. E niente è più importante di quella distinzione.

Ma, appena ricuperiamo un po’ di senso critico, ci accorgiamo che la distinzione è troppo semplice per essere vera. Quando vediamo il re Lear (e molti di noi lo hanno visto nella straordinaria interpretazione recente del novantunenne Glauco Mauri) ci accorgiamo che quello che Shakespeare ha scritto quattrocento anni fa – sul potere, il suo esercizio, le sue drammatiche interferenze con gli affetti, eccetera eccetera – resta ancora vero. E resta ancora più vero perché quel dramma sembra superare con sublime eleganza le intemperie del tempo e delle culture.

E viceversa. Tanti nostri modi quotidiani di dire e di fare hanno tonalità enfatiche, esagerate che provocano la reazione di chi ci ascolta: “Non fare scena”. Abbiano cercato di supplire, con il di più di parole e di gesti, quello che manca alla realtà.

E così succede che, spesso, la scena è vera e la verità è scena. C’è teatro nella vita e c’è vita nel teatro. E ognuno può prolungare questo esercizio con tante altre arti e con il loro rapporto con quello che ci avviene, nella vita di tutti i giorni, nella società, nella storia. A proposito di storia: non vi sembra di averle già viste le scene di distruzione di Mariupol o di Odessa?

Sono andato un po’ lontano, forse. Ma nello schiaffone che Will Smith rifila a Chris Rock c’è molta scena, ma in quella scena c’è molta vita. E, guarda caso, subito dopo aver dato lo schiaffo e Chris Rock, Will Smith ritira il premio come migliore attore protagonista per il film “King Richard – Una famiglia vincente”. Lo vedremo, questo film, e ci lasceremo prendere dalla interpretazione di Will Smith. Magari non ci troveremo schiaffoni rifilati in piena notte degli Oscar, ma ci troveremo, variamente miscelata e rimescolata, un po’ della nostra vita. E della sua.

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