QUELLO CHE SI SONO PERSI I NOSTRI TEEN-AGER

di ELEONORA BALLISTA – <Per favore non “streammate” se non strettamente necessario, please>. E’ il nuovo grido di battaglia dei ragazzi delle scuole superiori e degli universitari costretti alla Dad. Tradotto per chi non ha figli adolescenti: <Famigliari, non connettetevi alla rete per guadare qualcosa in streaming durante le ore di lezione perché se no qui salta tutto>.

Sì, perché la didattica a distanza, oltre ai problemi di mancata socialità fra compagni e annullata relazione con i professori, fa registrare anche qualche difficoltà squisitamente tecnica. Se la fibra ottica non difetta nelle grandi città, molto meno scontata è la connessione nei piccoli centri urbani, e poco importa che lo studente in questione abbia a disposizione il più sofisticato dei computer, se non si connette non si connette. Ed è dura seguire la lezione di analisi matematica a spizzichi e bocconi. Non parliamo degli esami universitari on-line: se durante la prova c’è un down di rete e salta la benedetta connessione, l’esame è annullato. Il terrore corre sul filo verrebbe da dire, non fosse che stiamo parlando di un universo di strumenti wireless, che si collegano senza nemmeno un piccolo cavo. Poi ci lamentiamo se i giovani sono cellulare-dipendenti: ma come potrebbe essere altrimenti?

Questa dannata pandemia che ci ha costretto a un generale ricalcolo dell’intera esistenza, concede a tutti noi, ma soprattutto a loro, un’unica modalità sociale, quella on-line appunto. Certo, non è il caso di stracciarsi le vesti, prima o poi finirà. Ma ci sono passaggi che i teenagers di diciotto, diciannove anni hanno perso per sempre, e un po’ mi dispiace. Penso alla scorsa Maturità, così strana, con addirittura quel sospetto che sostenere l’esame solo oralmente fosse in fondo più semplice, un’ipotesi fortemente rigettata da quegli studenti che hanno sempre studiato e che sentono di averlo meritato quel 100 finale; oppure l’estate post diploma che doveva essere vissuta “al massimo” perché mai più sarebbe stata così libera e spensierata. Ormai è andata, non tornerà più. Sì, ce ne saranno altre, è vero. Ma non quella.

Sani, in forze e con la vitalità degli anni verdi, gli adolescenti sono difficilmente contenibili: perfettamente in grado di capire la gravità della situazione, sembrano perdere ogni ragionevolezza quando si rende necessario, per esempio, rimandare la festa per il diciottesimo compleanno. Non parliamo poi di un primo appuntamento. E anche qui, un po’ sono forse da capire: quando mai l’amore, soprattutto un primo amore, è andato d’accordo con l’assennatezza? Mai. E meno male.

<Poi per fortuna c’è stato il lockdown>. Via, guardare a quei mesi di marzo, aprile e maggio agli arresti domiciliari come a qualcosa di positivo va contro ogni logica, eppure questa è una frase affiorata sulle labbra di più di un genitore che, soltanto grazie all’ordine superiore, è riuscito a contenere un po’ i propositi festaioli dei propri figli. Intendiamoci, nessuno avrebbe voluto proibire un festeggiamento, un’uscita in discoteca o un viaggio alla fine del primo ciclo di studi, però l’ansia inevitabilmente c’era e la serrata generale ha regalato qualche notte tranquilla in più a madri e padri.

E oggi cosa ci attende? Una replica. Ansie, timori, conflitti, passaggi saltati, tutto torna. La soluzione sembra avere un unico nome: vaccino.

Sperando di resistere finchè non arriverà.

 

 

 

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