QUELLO CHE IL SUPERDERBY YANNIK-MATTEO INSEGNA AGLI SPALLETTI-BOYS

Una bellissima serata italiana. Perché quando diciamo derby ci vengono in mente calci e gomiti, fumogeni e coreografie, ogni tanto un cazzotto, drappelli intorno all’arbitro.

Nel tennis è diverso, quello italiano poi è una specie di paradiso perduto: un po’ perché San Jannik è amico di tutti, come Francesco d’Assisi. Buono, bravo, dolce, educato, si allena con i connazionali, con i serbi, con gli spagnoli, tutta gente che poi in campo martella senza pietà con il sorriso sulle labbra. Un po’ anche perché Berrettini, nella fattispecie, è il bel ragazzone che vorremmo tutti come figlio, fratello, amico che rimorchia qualcuna anche per te.

Sinner sembra gracile, smunto persino, poi sprigiona superpoteri da cartoon, scuote pubblico e avversari con battute supersoniche, saette imprevedibili qua, là nell’angolino, recuperi prodigiosi. Matteo è solido, latino nell’aspetto, invece fragile, vulnerabile nel fisico statuario, nella testa assai distante dalla robotica dell’arancione. Nella partita precedente si era spogliato, sdraiato sull’erba e fatto massaggiare la schiena come noi sui lettini della spiaggia. Per dire.

Fatto sta che hanno talento che avanza, hanno incantato gli inglesi compassati di Wimbledon e non solo loro, strappando applausi, sospiri, ooohhh ammirati e sorpresi, con colpi che sembravano sbucare da cilindri magici. Ha vinto Sinner, banalmente Berrettini non ha affatto perso.

Siamo entrati in una spirale next generation entusiasmante del tennis italiano, dove persino quella vecchia volpe un po’ idrofoba di Fognini (37 anni) fa bella, bellissima figura contro uno che ha lustri meno di lui. E dall’altra parte, su qualche campo londinese dove fanno luce anche le donne, una Paolini tritatutto avanza orgogliosa.

Sono il nostro, di orgoglio, ripescato dal fondo dell’abisso dove l’avevano cacciato i divi di Gravina-Buffon-Spalletti: senza tanti psicodrammi, i racchetta-boys avvicinano sempre più appassionati e praticanti, che è poi la cosa che conta davvero. Ma anche stando comodi sul nostro divano riusciamo a sudare, soffrire, gioire, partecipare. È il nostro tennis, anche di chi fino all’altro ieri conosceva solo i derby del pallone. Una pallina molto più piccola è diventata più bella, suggestiva, affascinante. Niente di male, anzi. Come una medicina, se ne sentiva il bisogno…

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