QUELLO CHE HO CAPITO NEI MIEI PRIMI 60 ANNI

di LUCA SERAFINI – Poche settimane fa un mio coetaneo (a ottobre compirà 60 anni come me oggi) mi ha chiesto se fossi inquieto, un po’ malinconico per questa ricorrenza. Sinceramente, gli ho risposto: non lo sono affatto. Mia nonna mi ha sempre ripetuto che invecchiare è un privilegio, perché “l’alternativa è peggiore”. Ne sono convinto.

La vita è troppo breve per contare il tempo, anche quando realizziamo che quello che rimane sarà meno, molto meno di quello trascorso. Questo è invece il momento di tornare giovani nella mente, cercando di stare insieme e divertirci, di fare progetti e dedicarvisi con le forze residue e la passione che non deve mancare mai. Curando la salute, quando e dove possibile: certo, pregando Iddio e la sorte affinché ci accompagnino una condizione accettabile.

Sarebbe bello nascere anziani e morire da bambini, ma il ciclo è inverso. Niente da fare. Allora penso alle creature, agli adolescenti e ai giovani che di questo privilegio, quello di avanzare con l’età, non hanno potuto godere. Penso ai bambini mai nati. E’ nel rispetto delle vite perdute che non ho il diritto di inveire contro gli anni che passano, è nel tenermi aggrappato ad ogni prossimo giorno, ad ogni prossimo minuto, che trovo l’entusiasmo e la forza per continuare a fare quello che posso fare. Quello che riesco a fare.

Ad inquietarmi è piuttosto scoprire che la malinconia di non avere avuto figli, diventa oggi quasi un sollievo perché l’umanità degenera a ritmi vorticosi, a una velocità capace di superare quella del progresso: negli ultimi 50 anni, quasi tutta la mia esistenza, il mondo è stato stravolto dalla tecnologia parimenti al degrado.

Dopo esserci sterminati in una storia infinita di guerre, dalla preistoria quando si aggrediva il vicino di caverna perché aveva avuto più fortuna nella caccia, sino alla bomba atomica e a tutte quelle guerre seguite dopo il 1945, sparse qua e là tra le chiazze di sangue su tutto il pianeta, potevamo illuderci che le profezie cristiane di un lungo periodo di pace fossero prossime a diventare realtà.

Invece no: l’uomo è diventato adesso il primo e unico essere vivente a devastare la casa, l’ambiente dove vive. Tratta come nemici la terra, l’acqua e l’aria. Brucia la natura. Sperpera le risorse del mondo in una rincorsa cieca, folle verso qualcosa di cui non potrà godere. Non lo capisce, che non potrà godere di nulla se la terraferma sarà ridotta a un deserto, arso e senza animali, di pari passo con gli oceani soffocati e i cieli inquinati.

Non c’è verso che l’uomo si fermi a pensare, nemmeno dopo che allo sterminio ci è andato così vicino per quel pipistrello cinese. Non c’è verso che si fermi a pensare, per poi agire.

E’ questo, a complicarmi il sessantesimo compleanno. Mi mancherebbero un giorno – speriamo lontano – i tramonti e le albe, le isole e i ghiacciai, persino la pioggia e la neve che amo come il sole, pensando a quando non avrò più nessun compleanno. Oggi mi terrorizza il fatto che sarà chi vivrà dopo di me a non potersi più commuovere per un’alba o un tramonto, per il mare e per il cielo, per un cane in casa o un pinguino al Polo, perché non ci saranno più, né albe né tramonti né il Polo né il pinguino. E’ quello che non rimane a chi sta per nascere, a preoccuparmi più del tempo che resta a noi. Per quello che abbiamo fatto e il troppo che non sappiamo fare per fermare lo scempio.

Posso solo sperare, pregare e invocare, mentre gli anni volano via, che a tramontare sia presto questa specie umana e che sia l’alba di una nuova generazione, più attenta e più forte nel difendere la vita che abbiamo accorciato noi, giorno dopo giorno: quella della nostra terra.

2 pensieri su “QUELLO CHE HO CAPITO NEI MIEI PRIMI 60 ANNI

  1. Gian Cesare dice:

    Grazie Luca, che parli di sport o di vita, dai sempre spunti su cui riflettere.. Auguroni, anche se in ritardo.. 🎂🎂🥂🥂🎉🎉

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