QUEL MICROCHIP CHE MI CREA ANSIA

di JOHNNY RONCALLI – Perché dovrei gioire per un microchip, un chip o una patatina fritta conficcata nel cervello che trasmette direttamente musica nel cervello medesimo, io lo ignoro. Elon Musk non la pensa così pare.

Si chiama Neuralink, alla base dovrebbe esserci una tecnologia che potrebbe in prima istanza venire in aiuto a persone con malattie cerebrali quali il Parkinson, potrebbe controllare i livelli ormonali e utilizzarli a nostro vantaggio, ma lo scopo definitivo, dice Elon Musk, è quello di permettere al cervello umano di competere con intelligenze artificiali avanzate. Ma dai? Anni di ricerche a creare intelligenze artificiali e poi anni di ricerche a creare supporti che permettano agli umani di competere con le intelligenze artificiali. Suona quasi come uno scioglilingua, ma è più uno scioglicervello. Quanto rumore per nulla, non credi anche tu caro William Shakespeare?

Chissà perché si deve in qualche modo e a tutti i costi trovare il modo per innovare. Credere di innovare anzi. Io la faccio spiccia, lo so, ma in tutta onestà tutto questo innovare sembra davvero più un esercizio ostile che una ricerca di stili per vivere meglio. È una prospettiva che vede nella deumanizzazione la via per vivere meglio. Certo è una via che fa riflettere e semplicemente magari sono io a essere già preistoria. Eppure, un pezzo di silicio, o quel che è, nel cervello, per far arrivare la musica e per fare a gara con un robot che è stato creato per essere più bravo di me e al quale ora vorrei dimostrare il contrario….  Pare più un microchip per innescare emicrania direi. Sono certo che anche il robot sarà d’accordo, anzi, sono certo che abbia presentato il certificato di malattia. Cartaceo e con tanto di numero di protocollo. Anche i robot tengono all’innovazione.

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