QUANT’E’ FRIGNONE CONTE

di TONY DAMASCELLI – Incompreso. Abbandonato su una zattera, alla deriva. Solo. Naufrago. Antonio Conte va capito. E, invece, i suoi datori di lavoro lo hanno lasciato in mezzo al mar là dove i camin che fumano e lui non ce la fa più, non riesce a sopportare le palate di cacca, parole sue purtroppo anche pensieri suoi, che gli sono state scaricate addosso e pure ai suoi ragazzi, nel senso di calciatori dell’Inter.

Inter, si fa presto, a dire e scrivere Inter, Conte ha una “visione” e per lui l’Inter, in quanto dirigenti e affini, non esiste, è debole, assente, anaffettiva, anzi astuta a salire sul carro (ma quale carro? Il secondo posto a un punto, che sarebbero due, dalla Juventus che aveva mollato i pappafichi? bah).

Eccolo allora Conte Antonio, stupendamente definito “o chiagnazzaro” dall’amico e collega Adolfo Mollichelli, Conte Antonio chiagne e fotte, imberta denari e frigna, anzi, stavolta delira, attacca, aggredisce, mortifica l’Inter club, dirigenti, presidente, tutta gente che è salita sul carro e dovrebbe tenersi a distanza sociale dallo stesso, perché, per come, per quanto, per quando.

Nulla di nuovo sotto il sole del Salento o della Pinetina, questo era Conte prima della deriva interista, ad Arezzo, a Siena, a Bari, a Torino, a Londra, in federcalcio, un’anima grigia, non proprio un codardo ma uno di quelli che urlano “governo ladro” però ci vanno a letto, in cambio del dovuto.

Allenatore eccelso, uomo meno eccelso, sfuggente e mai fuggitivo, abile ad addossare ad altri responsabilità sue e del suo clan, uso apposta questo sostantivo schifoso, più di mezza dozzina di operai, confidenti, collaboratori, a lavorare con e per lui. Conte protesta per tirarsi appresso i tifosi, dimenticando che quelli dell’Inter sono abituati a roba buona, titoli italiani, europei e mondiali, l’Inter non è la squadra senza identità che avesse bisogno del salvatore perché Conte non ha salvato nulla, anzi ha buttato a mare la champions e la coppa Italia, tanto per dire, e adesso ha la faccia di attaccare chi gli versa da vivere.

Questo suo lamento volgare è la dimostrazione dei limiti dell’uomo, mai riconoscente, semmai egoista e oscuro. Prima di lui il calcio a Milano non esisteva. Dopo di lui scomparirà e il semplice fatto che qualcuno azzardi il cognome di Allegri come successore lo manda in bestia, quell’Allegri che dopo di lui vinse scudetti cinque con la Juventus e per due volte portò la squadra in finale di Champions, quell’Allegri che ha accettato in silenzio il rude licenziamento.

Arrivare secondi significa essere i primi dei perdenti, la frase gli ha riempito la bocca e svuotato il cervello. Se a vincere lo scudetto fossero stati quelli dell’Atalanta o della Lazio, oggi il coribante salentino brinderebbe a champagne, però hanno vinto “gli altri” e per lui è sabbia nelle mutande, provoca fastidio e rossori vari.

Per il bene e il nome dell’Inter, a ripensarci bene, Conte Antonio non va capito. Va cacciato.

Un pensiero su “QUANT’E’ FRIGNONE CONTE

  1. Fiorenzo Alessi dice:

    Egr.Dott. Tony Damascelli,

    Nessun “commento” a quanto lei egregiamente scrive.
    Ciò che è già chiaro, non necessita di chiarimenti.
    Altrimenti si entrerebbe nella conta dei CONTE ( Antonio, non l’altro che ha in mano – si fa per dire…- le redini del Bel Paese) , una razza che non rischia l’estinzione.
    Ovviamente le perdono l’abbaglio che, con questi caldi, la giustifica nella definizione di “eccelso” del mister in questione .
    Se proprio si dovesse parlare di eccelso , e non solo lauto, di sicuro riguarderebbe il compenso che l’ex calvo del Salento riesce ad ottenere per le sue scenate al limitar del campo , da vero emulo del ben più apprezzabile oltre che conterraneo “allenatore” , “ nel pallone” più che di pallone : Oronzo Cana’ , al confronto un signor allenatore , anche se non Conte.
    Cordialmente.
    Fiorenzo Alessi
    (P.S. : a scanso d’equivoci , le scrive – consapevole dei propri limiti – uno che RESISTE da Interista fin dal 1966. Di ALLENATORI , ai quali “..0 chiagnazzaro..” non è degno neppure di sciogliere i calzari o le scarpette bullonate, non può negarsi che se n’abbia orgogliosamente avuti).

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