QUANDO L’ASSEDIO TOCCO’ AI RUSSI: C’E’ SEMPRE UN GRANDE LIBRO PER CAPIRE

Quello che adesso stanno provando i civili rintanati come topi nei budelli delle città, ma anche quello che stanno affrontando i soldati e i volontari che difendono la propria terra: oggi questa catastrofe sta dilaniando l’Ucraina, ma esattamente ottant’anni fa – non ottanta secoli – l’hanno provata proprio i russi, che oggi grazie a Putin la stanno infliggendo ai vecchi amici di allora.

Sugli scaffali della grande letteratura c’è sempre un romanzo storico che aiuta a capire il presente. Dopo tutto, gli uomini si ripetono in continuazione, generazione dopo generazione, epoca dopo epoca, nel meglio e nel peggio.

Quella volta, nel 1942, era l’assedio di Stalingrado. Russi rintanati in tutti gli anfratti più gelidi e più bui, però determinati a non arrendersi, fuori i nazisti a cercare di stanarli in tutti i modi, soprattutto i più brutali. A raccontare l’assedio, l’umanità assediata, la ferocia di chi assedia, in generale il degrado assoluto del genere umano, la penna di Vasilij Grossman, in quel capolavoro che è “Vita e destino”. Pagine sulla guerra, sulle atrocità, sulla sofferenza, ma anche e prima ancora sui sentimenti di quelle giornate, su ciò che corre nell’anima degli esseri umani.

Consiglio spassionato: è il momento di prenderlo in mano, quel libro. Chi già l’ha letto sa di cosa parlo e magari lo riprenderà in mano. Aiuta più di qualunque esperto militare, più di qualunque maratona logorroica delle Moniche Maggioni, a immedesimarci emotivamente in certe situazioni. In definitiva, a comprendere. Certe volte, bastano poche pagine. Non risolvono la sciagura, ma almeno ci regalano qualche strumento per sopportare.

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