PIU’ FROMM, MENO FROOME

di SERGIO GHISLENI – Spunto: una trasmissione sportiva di Radio 1 nella quale per una volta non ci fanno due palloni così col calcio. Ci sono lo scrittore-giornalista-storico del ciclismo Pastonesi, l’ex corridore-giornalista-motociclista-non conduttore Ghirotto e due giornalisti-conduttori.

Si evoca il gran Hinault, poi si parla del fenomenale Froome, qualcuno cita le sue sette ore di allenamento su rulli (cioè bici statica) e un conduttore dice “…e questo dà già molto da pensare”, chiaro riferimento all’eterno tema del doping.

Spunto 2: dibattito parlamentare sulla “minacciata sfiducia” al ministro di Giustizia Bonafede, all’ombra incombente della polemica dell’ex magistrato Di Matteo, e con discorso-show dell’aspirante gran burattinaio Renzi (della serie: stavolta salvo il Governo ma, quando mi gira, Italia Viva diventa Forzaitaliaviva e vi mando a casa). Anche al Senato aleggia il sospetto: Bonafede sarà mica “gradito alla Mafia”? O lo sarebbe stato magari Di Matteo?

Viene in mente una celebre frase di Nibali, numero uno italiano “vivente” del ciclismo, sul tema doping: “Esiste pure la Mafia, ma non per questo siamo tutti Mafiosi”.

Vien in mente (2) una battuta illuminante che girava tra intellettuali di primo Ottocento, in tempo di campagne d’Italia napoleoniche. Dice uno: “Ma ‘sti francesi, saran tutti così ladri?”. Risponde l’altro: “No tutti no, ma… Bonaparte!”.

Vien in mente (3) un gran libro di Alfio Caruso: “Perché non possiamo non dirci mafiosi”. Da rileggere spesso.

Come? Così si alimenta “la incultura del sospetto”? Forse. Di sicuro, leggendo e ascoltando e ragionandoci si alimenta sempre la cultura-punto. Perciò torno a leggere e ascoltare e perfino ragionare, e propongo: nel dubbio, meno Froome e più Fromm.

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