PIANO CON LA GOGNA PER MUSK: QUI LICENZIANO TUTTI BRUTALMENTE

Al centro di mille discussioni e polemiche, Elon Musk sembra sempre più a suo agio nel continuare a comunicare al mondo le sue idee senza curarsi minimamente delle conseguenze delle sue parole. E’ nel suo stile, ma adesso sta decisamente accelerando. La sua pole position nella classifica dei più ricchi al mondo gli permette di stare al centro della scena con una certa nonchalance. Nell’ordine: la tribolatissima vicenda di Twitter, la sua fabbrica in Cina a circuito chiuso con i lavoratori che ci dormono all’interno, la promessa di licenziamento di 10.000 lavoratori – circa il 10% di Tesla, il suo gioiello in Borsa – perché ha un “pessima sensazione” sull’andamento dell’economia e, infine, gli anatemi conto lo smart working.

Sui 10.000 licenziamenti si è scatenato un vero putiferio. Soprattutto dai sindacati tedeschi, proprio perché a Berlino c’è una delle maggiori fabbriche (da 4.000 dipendenti) di Tesla, che peraltro ha sfidato in casa i concorrenti teutonici battendoli sui costi e sulla produttività. Ma ora il visionario americano sta dando ghiotte occasioni per togliersi molti sassolini dalle scarpe. Sono insorti all’unisono contro l’obbligo del rientro dallo smart working, dicendosi contrari e costituendo prontamente il consiglio di fabbrica con 19 rappresentanti. Cosa che non è esattamente familiare a Elon, cioè confrontarsi con potenti organizzazioni sindacali come Ig Metall, i metalmeccanici abituati a parlare con i board aziendali a cui spesso partecipano. In un clima rovente del genere, il ridimensionamento mega annunciato della forza lavoro agiterà ancora di più le acque. Al momento sono sul piede di guerra i lavoratori olandesi, sede continentale di Tesla, chiedendo a gran voce l’inizio di un negoziato.

E’ d’obbligo un chiarimento, però. Proprio per non fare i manichei allo stato puro, è giusto ricordare a chi bacchetta l’insolente americano che nessuno riesce a chiamarsi fuori dalle ristrutturazioni massive, purtroppo. A ottobre dell’anno scorso il gruppo Volkswagen, il più grande al mondo, ha annunciato il nuovo piano industriale che prevede il benservito a 30.000 operai, e annotiamo di sicuro la giusta protesta dei sindacati, ma nessuno ha mai osato mettere alla gogna l’amministratore delegato tedesco: come a dire che nella colta e antica democrazia europea può essere tollerato un taglio gigantesco del genere, magari perché edulcorato da incontri e probabili compromessi tra le parti. Ma la sostanza non cambia, molta gente se ne andrà a casa comunque. Non va meglio al quarto gruppo Stellantis (fusione di FCA e Peugeot-Citroen), con il suo AD Tavares recente recordman degli emolumenti con 19,1 milioni di retribuzione: qui si parla di un piano ufficioso di 12.000 esuberi entro il 2024, e i primi segnali si vedono con il ridimensionamento di tutto l’indotto già in corso.

Di sicuro Musk in versione Hulk è brutale in tanti sensi, molto nel comunicare pubblicamente (gli consiglierei un portavoce con i controfiocchi), è goffo nel muoversi, spietato nelle decisioni e abile illusionista nel vendere promesse, ma è altrettanto insopportabile ascoltare le prediche dei suoi colleghi europei, comodamente seduti su poltrone d’oro e con un occhio alle buonuscite milionarie, e di una certo establishment con la puzza sotto il naso che alla fine si comporta anche peggio di lui: tutti licenziano allo stesso modo quando i nodi vengono al pettine, purtroppo non ho ancora visto un top manager che abbia trovato soluzioni alternative. Quando ne troverò uno, mi unirò senza esitazioni al coro urlante contro il capriccioso miliardario.

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