PERO’, L’IRONIA BRITISH…

di JOHNNY RONCALLI – Anche nel cinismo più integralista, la leggerezza, l’ironia, l’autoironia, renderanno la via più lieve, anche se non ci salveranno, questo no.

Per bizzarra concomitanza, ho letto lo sfogo antibritannico di Cristiano Gatti proprio mentre stavo pensando di scriver due righe a proposito di uno strampalato ….suddito.

W. Reginald Bray, Reg per gli amici, vissuto a cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo, irreprensibile contabile e coscienzioso marito e padre di famiglia, ebbe almeno due grandi passioni: la bicicletta e….le poste.

Attraverso la prima, con un gruppo di amici, si divertì a praticare diversi tour, in stile tre uomini in…bicicletta, con l’intento più o meno dichiarato di andare a caccia di belle ragazze e accoglienti pub dove scolarsi birra a volontà. Fu attraverso la bicicletta che conobbe in effetti la futura moglie. E mise la testa a posto, come suol dirsi…. Beh, quasi.

Già intorno ai vent’anni cominciò a studiare il sistema postale britannico, regole, codici, limitazioni, virgole, punti e contrappunti. E iniziò a giocare. Nella sua vita sperimentò di tutto e spedì di tutto, a patto che fosse rigorosamente non impacchettato. Una pipa, polsini di camicia, un portamonete con l’indirizzo scritto all’interno – vuoi non guardarci dentro se ti capita sotto gli occhi? -, un teschio di coniglio, una pompa di bicicletta, spazzole, colletti, alghe, padelle. Poi il proprio cane e, almeno tre volte, se stesso. Esatto, se stesso. Esiste una foto che ritrae il momento in cui Reg viene recapitato a casa propria dove viene ricevuto dal padre. Che ci si immagina molto ….paziente.

Oltre a questo, si divertì con le lettere e le cartoline classiche, mettendo in pratica ogni stravaganza gli passasse per la mente. Raccolte di autografi, una enormità, cartoline in bottiglia, lettere abbandonate su vari convogli per il gusto di vedersele riconsegnate, finti tour in giro per il mondo, missive a catena con diversi indirizzi collegati, con indirizzi in versi, in rima o meno, o espressi in modo vago o poetico secondo l’ispirazione.

Cui prodest? si chiederà il latinista. A lui, Reg, e alla sua cricca di amici innanzitutto, che si saranno divertiti non poco. Ma prode un po’ anche a chi riesce a sorridere e farsi cullare da un po’ di levità e insano non-sense. Trattasi di divertimento, anche fine a se stesso, ammesso che il divertimento possa essere fine a se stesso. Del resto, se da più di un secolo ci appassioniamo – io per primo – a un gruppo di mutandati che inseguono un pallone, a buon diritto il nostro Reg può spassarsela spedendo una rapa con l’indirizzo inciso sulla medesima.

Sono in debito con gli anglosassoni, per avermi allietato l’esistenza, tra musica, arte, bizzarria creativa, e stento a vedere un popolo fatto di persone ciniche e irresponsabili nella loro interezza. E se in questo momento il loro rappresentante più autorevole è espressione dell’incoscienza di un popolo intero, di cosa sono espressione i governanti che hanno rappresentato noi negli ultimi decenni?

Ora postino ti dico, arrivar devi a Pontevico…

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