PERCHE’ OGGI PAGHEREI DI PIU’ I POLITICI

di ARIO GERVASUTTI – Oggi la sparo grossa, confidando nel fatto che chi legge @ltroPensiero.net ha un livello intellettivo e culturale sopra la media. Dunque dico che i parlamentari, gli eletti, dovrebbero essere pagati di più. E soprattutto, il vitalizio dovrebbe essere molto, molto alto. Non sto scherzando, mi spiego.
I grillini (quelli nati al grido di “Onestà, onestà” e che oggi si aggrappano a Mastella) hanno preso piede in questo Paese denunciando come “privilegi” le condizioni economiche garantite dalla legge ai politici. Una protesta di facile presa, perché il luogocomunismo vuole che i politici siano nullafacenti, rubino al popolo che li ha eletti, e facciano parte di una delle tante caste che infestano questo Paese (al pari degli avvocati, dei giornalisti, dei medici, dei giudici, dei commercianti, dei calciatori, degli industriali, degli idraulici… continuate pure l’elenco, perché secondo questa teoria ogni categoria rappresenta una casta).

Ebbene, nessuno mette in dubbio che qualche cialtrone – diciamo pure troppi cialtroni, vista la delicatezza del ruolo – ingrossi le fila dei politici. Ma davvero pensiamo di risolvere il problema dell’inadeguatezza di una categoria pagandola meno e togliendole la pensione?
Pensiamo alla situazione attuale, di un governo senza maggioranza, senza qualità nella gran parte dei suoi componenti, che si trova ad affrontare uno dei momenti più delicati della storia della Repubblica, con una pandemia che ha fatto decine di migliaia di morti e ha distrutto un’economia, con un piano di ricostruzione da definire nei dettagli entro pochi mesi per poter accedere al più grande prestito (ovvero: debito) mai contratto dai tempi della Guerra Mondiale, che dovremo caricare sulle spalle dei nostri incolpevoli figli. Uno scenario da far tremare i polsi. De Gasperi (dico: De Gasperi) probabilmente ha avuto un compito meno arduo: e aveva attorno a sé il meglio della società sopravvissuta al fascismo.
Ebbene: questo governo e questo parlamento stanno impiegando tutte le loro energie unicamente per cercare un modo di stare in piedi. Solo questo.
E perché accade ciò? Per alte motivazioni ideali? No. Perché se il governo cade e si dovesse andare alle elezioni – ovvero a celebrare il momento più alto e nobile di una democrazia – almeno la metà dei parlamentari si troverebbe sul lastrico. Niente più stipendio, niente vitalizio per sopravvivere. E chi glielo fa fare? Non è una domanda ironica, c’è poco da ridere. Quelli che una volta chiamavamo voltagabbana o traditori, e che adesso sono assurti al rango di volenterosi o responsabili, sono solo e soltanto esseri umani. Che tengono famiglia. Che a casa hanno una moglie o un marito dai quali non potrebbero presentarsi dicendo orgogliosi: “Cara (o caro), da oggi sono senza stipendio perché la mia coscienza mi ha imposto di votare – per dire – contro i banchi a rotelle della Azzolina”. Il mattarello della moglie o il martello del marito calerebbe sul loro cranio con una velocità che neanche il destro di Tyson. E se non è giusto, è umano.
Che cosa accadrebbe, invece, nel caso in cui un parlamentare potesse avere la garanzia che qualsiasi sua scelta non comporterebbe alcun danno al suo futuro e alle sue finanze? Se fosse libero di rispondere solo alla sua coscienza e ai suoi elettori, e non alle sue necessità e al suo interesse personale? Quanti, tra i parlamentari che affollano il Senato e la Camera, voterebbero liberamente se avessero la certezza di uno stipendio anche qualora dovessero andare a casa per sempre?
Non prendiamoci in giro. La democrazia ha un costo, ed è giusto che lo abbia. Un costo anche economico, che è comunque di gran lunga inferiore rispetto alla montagna di denaro sprecato e bruciato dalla mancanza di libertà di coscienza che trasforma l’alta responsabilità dell’elezione nella conquista di un posto di lavoro come un altro. Fintanto che i parlamentari saranno schiavi del loro scranno, non saranno dediti agli interessi del popolo, ma solo alla salvaguardia di se stessi. Non è giusto, ripetiamolo pure: ma è umano.
E allora, qual è l’interesse primario di noi cittadini? Risparmiare dieci, venti, trenta milioni sugli stipendi e i vitalizi dei parlamentari, o sprecare dieci, venti, trenta miliardi sul tavolo dell’incompetenza e delle clientele, perché un pugno di eletti vota non in base alla propria coscienza ma in base alla propria umana utilità?
Personalmente, quindi, non ho dubbi: meno parlamentari, pagati molto bene per metterli al riparo dalle tentazioni, e con la garanzia di un’ottima pensione per renderli liberi di agire solo nell’interesse degli italiani. Non sarebbe una spesa: sarebbe un investimento. Magari non avremmo la certezza dell’onestà, perché l’onesto e il giusto non ne fanno mai una questione di soldi. E l’avidità di certuni fa sì che più gliene dai e più ne vogliono. Ma almeno vivremmo nell’illusione. Così invece, oggi, viviamo nella consapevolezza che abbiamo a che fare con la miseria umana. Sarà una magra consolazione: ma preferisco illudermi.

Un pensiero su “PERCHE’ OGGI PAGHEREI DI PIU’ I POLITICI

  1. Giancarlo Galan dice:

    Dio quanto mi piacciono gli eretici, i liberi pensatori, I controcorrente, i polically uncorrect ….
    Ce ne fossero di più!

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