PER LA FASE 3 TUTTI FUORI FASE

di GHERARDO MAGRI – Sembrerebbe tornato tutto come prima. Alle spalle i picchi, le ambulanze a sirene spiegate, i collegamenti delle 18.00 con Borrelli e i salotti pieni di virologi ispirati. Anche la tanto attesa task force di Colao ha prodotto il suo topolino, Conte è concentrato per ora sugli (in che) stati generali e altro: tanto è la politica che decide, questo è il tormentone.

L’ingresso nella fase 3 non è proprio trionfale. Dal punto di vista delle aziende è vero che giugno sarà meglio di maggio che è cresciuto rispetto ad aprile (vera maglia nera di sempre), ma la sensazione che qualcosa non giri ancora è molto forte. Ci sono dei segnali evidenti. C’è ancora poca gente sulle strade, l’ingresso nelle grandi città è quello tipico di luglio inoltrato: nessun intasamento, si scorre bene. I bar-pizzerie-trattorie che vivono in funzione agli uffici sono vuoti o addirittura chiusi. Gli appuntamenti di business sono ancora per lo più via video o al telefono, i clienti sono un po’ imballati. Le aziende commerciali lavorano a scacchiera e sono poco popolate: tanti collegati da casa e pochi in ufficio. Sospese quasi tutte le attività di presenza fino a data da destinarsi. Mi ritrovo a fare le videochiamate dall’ufficio con colleghi che sono a qualche piano dal mio, che ci vengo a fare allora, mi chiedo. Insomma, è un fritto misto che non ha l’aria della vera ripresa lineare. Il sospetto è che forse forse da settembre ci rimetteremo a posto. Con il timore latente di una seconda ondata, minacciata da più parti per scopi preventivi ma che sta spargendo mille ansie.

In questo quadro incerto, il senso prevalente è il disorientamento. Prima era più chiaro, se pur drammatico. Bisognava lottare contro il nemico e difendersi a tutti i costi. Sacrifici, dolore e paura ci hanno tenuti all’erta e concentrati sulle cose da fare. Adesso, è un via libera timoroso, balbettante, vai avanti tu che io ti seguo, diamoci da fare sì ma stiamo attenti, occhio che è ancora pericoloso ma dobbiamo fatturare. È come uscire di slancio dalla trincea sul Carso, sperando che non ci sia il Fritz di turno che ci impallini subito.

Ho partecipato a diverse tavole rotonde e confermo che tanti miei omologhi vivono questa situazione. Qualcuno ha parlato addirittura di adrenalina che è venuta a mancare nel momento del “liberi tutti”. Il tema è come ripristinare positivamente (parola ambivalente di questi tempi) la situazione. Un tema delicato, che va affrontato con più determinazione e risolutezza della fase 1.

La cosa migliore da fare è non ostentare sicurezza e controllo, meglio una sana e umana condivisione per arrivare presto alla nuova fase che chiamerei 4: dopo il lockdown, l’allentamento, il via libera, adesso è il tempo di rinfrancarci.

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