PER FORTUNA C’E’ IL PAPA A DARCI LE ISTRUZIONI PER L’USO DELLA SUOCERA

“Ed ora che mia suocera qui giace, lei non lo so, ma io riposo in pace”. “Sono appena tornato da un viaggio di piacere. Ho accompagnato mia suocera all’aeroporto”. “Suocera e nuora nella stessa casa sono come due mule selvatiche nella stessa stalla”. “La suocera non pensa mai che fu nuora”. E avanti all’infinito.

Con internet a disposizione, c’è solo da digitare “suocera” e avete a disposizione un’enciclopedia di aforismi. Se poi volete contribuire a diffondere questo vasto ambito della nostra cultura, avete Facebook, avete Twitter: adesso, poi, che è finanziato dai cinquanta miliardi di dollari di Elon Musk.

Ne ha parlato anche il Papa. Ha detto certo che le suocere devono stare attente alla lingua. “A voi suocere dico: state attente con la lingua. E’ uno dei peccati delle suocere, la lingua”. Ma non ha detto solo quello. Ha riconosciuto che, certo, girano molti luoghi comuni sulla suocera. “Ma è la mamma di tuo marito, di tua moglie, ha aggiunto. E’ madre, è anziana, una delle più belle cose per le nonne è vedere i nipotini. Guardate bene il rapporto che avete con le vostre suocere – ha aggiunto – E’ vero, talvolta sono un po’ speciali, ma ti hanno dato tutto. Almeno farle felici, che portino avanti la vecchiaia con felicità”.  Tanto che alcuni siti hanno titolato il discorso di oggi così: “Il Papa riabilita le suocere”.

Anche le battute sulle suocere confermano il mondo umano e spirituale di papa Francesco. Il Papa non si limita a portare la sua acqua al gran mulino del senso comune. Lo conosce e lo cita, il senso comune. Ma vi porta un po’ di acqua fresca, quella di una certa, semplice, elementare sapienza evangelica. La suocera è la madre di tuo marito, di tua moglie, è anziana, è nonna, vuole vedere i nipotini, ha diritto di essere felice”. Il messaggio un po’ dislocato, ma efficace, che Papa Francesco vuole trasmette è che il Vangelo non sta altrove, da qualche parte ma non si sa esattamente dove. Al contrario: sta dove stanno gli affetti, le relazioni buone, la vita, insomma, e in particolare quella concreta di tutti i giorni. Anzi, sembra suggerire il Papa: o il Vangelo è lì o rischia di non essere da nessuna parte. O è il sapore delle cose che si mangiano, il colore di quelle che si vedono, la musica di quello che si sente o non è.

Non è un caso che Gesù guarisca da un febbrone la suocera di Pietro. “Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva”, racconta il vangelo di Marco. Anche in questo quadretto familiare non è tanto il gesto spettacolare di Gesù, ma la situazione che il gesto spettacolare rende possibile: la donna si mette a fare gli onori di casa. Grazie a Gesù la suocera di Pietro non “fa la suocera” ma fa un po’ la moglie, un po’ l’amica, un po’ la padrona di casa. Il vangelo non lo dice, ma c’è da giurarlo che, quel giorno, anche Gesù si è trovato bene in quella casa, grazie alle mani e grazie al sorriso di quella suocera che lui, poco prima, aveva guarito dal febbrone.

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