OVERDOSE FIORELLO

di CRISTIANO GATTI – Il Festival di Sanremo è solo agli inizi, un Festival che non vedrò non per spocchia, ma perchè avrò altro da fare, eppure mi ritrovo già disperatamente a cercare qualcosa o qualcuno in grado di spegnere Fiorello.
Confesso di essere stato in passato un suo grande fan. Non rinnego niente. Ho adorato i suoi monologhi, le sue improvvisazioni, le sue imitazioni. Un vero mattatore, uno degli ultimi.
Ma adesso sinceramente non ne posso veramente più. Sbuca da tutte le parti, sul digitale e in streaming, nelle rubriche e al Tg1, sempre con questo Mollica alle calcagna che gli toglie la pelle di dosso con parole corrosive come geniale, indimenticabile, sublime. E tutta attorno la claque nazionale: qualunque cosa dica Fiorello, bisogna ridere come dei matti, per decreto.
Mi dichiaro fino in fondo, da vero ex (fan), a costo di ritrovarmi solitario e reietto fuori dal coro: ne ho abbastanza, grazie. Resta per sempre un talento, ma la regola vale anche per lui: quando è troppo è troppo. Tecnicamente, loro della televisione la chiamano sovraesposizione: mi chiedo come mai nessuno, neppure in famiglia, si prenda la briga di fargliela presente.
Per quanto mi riguarda, chiudo definitivamente qui la mia ammirazione. A questo punto, posso dire di aver conosciuto e riconosciuto un solo genio capace di non portarmi alla nausea, apparendo e sparendo nei tempi e nei modi giusti, senza mai rompere l’anima fino all’esaurimento. Un genio vero, assoluto. Un Giotto della televisione. Renzo Arbore, e chi se no.

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