OPS, E’ IL BOSS DELLA FINANZA A CHIEDERE DI TRATTARE MEGLIO I LAVORATORI

“Pagare di più chi lavora, ma anche creare un ambiente migliore, che vada oltre le questioni di retribuzione e flessibilità”. Ci aspetteremmo che l’autore di questo messaggio possa essere Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, oppure un Catalano dei nostri tempi. Sbagliato. L’affermazione è, invece, di Larry Fink, fondatore di BlackRock, la più grande società di investimenti al mondo con un portafoglio di attività da oltre dieci miliardi di dollari.

Il suo monito è contenuto in una lettera piena di stimoli mandata ai più importanti CEO delle maggiori imprese planetarie. Il suo messaggio di inizio anno è un appuntamento importante per il mondo del business, perché traccia in modo provocatorio le linee da seguire per cambiare le cose. Larry è abituato ad anticipare i tempi, cogliendo in anticipo le mosse giuste. In un crescendo rossiniano, negli ultimi anni chiedeva alle aziende di chiarire quale fosse il loro scopo e il contributo alla società, di avere una responsabilità sociale e non pensare solo alla creazione di utili per gli azionisti (shareholder), di passare dalla retorica sui comportamenti virtuosi ai fatti, fino a sostenere di cambiare il modo di lavorare, migliorando la qualità, pagando di più i dipendenti e curandosi anche della loro salute, abbandonando per sempre le vecchie abitudini del lavoro in ufficio cinque giorni alla settimana.

Una perfetta sintesi di cosa vuol dire “sostenibilità”, che tanti di noi traducono solo nella protezione del pieneta, stile Greta. Non è così, è molto di più. Parlando di società private, si tratta di disegnare – spesso di ri-disegnare – la propria visione, e la missione, modificando talvolta gli obiettivi quantitativi in modo radicale, smussandoli e integrandoli con le esigenze dei “portatori di interesse” (stakeholder) che ti circondano, a partire dai propri dipendenti. Se fatto bene, è un esercizio che porta inevitabilmente a rimodulare anche la l’essenza stessa dell’azienda, migliorandola eticamente. Solo così la parola sostenibile acquista un significato pieno, un grande contenitore universale in cui devono essere esplicitati e praticati i valori autentici, che ispirino i comportamenti virtuosi nell’interesse di molti beneficiari.

La cosa che fa specie è che questo invito rivoluzionario sia fatto da chi è all’interno del sistema, addirittura nel suo nucleo principale. Non viene dal mondo esterno che potrebbe facilmente criticare e addebitare a un certo tipo di capitalismo atteggiamenti speculativi e opportunistici.

Una società di investimento o un fondo sono solitamente percepiti come predatori che fiutano cinicamente le proprie vittime per spartirsi poi gli utili ricavati. La loro reputazione viene dalla storia, per aver sempre cavalcato le tendenze del momento. Adesso la domanda da farsi potrebbe essere: si sono davvero convertiti o lo fanno perché così si fa ancora più business? Il lupo si è travestito da boy-scout?

Difficile rispondere, lascerei ai soliti posteri l’ardua sentenza. A noi dovrebbe interessare molto di più che gli effetti prodotti da una sana via alla sostenibilità portino vantaggi per tanti, e che il valore dell’etica cominci a circolare nelle organizzazioni private, diffondendosi il più possibile. Se questo trend è in atto e sembra inarrestabile, buon per noi.

 

 

 

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