OCCHIO, FANNO RIENTRARE L’OGM DALLA FINESTRA

di PAOLO CARUSO (agronomo) – L’attenzione, quasi esclusiva, all’emergenza Coronavirus, sta consentendo, senza alcun clamore mediatico e soprattutto senza il coinvolgimento delle associazioni coinvolte, la discussione in sede di Commissioni Agricoltura di Camera e Senato di quattro proposte di Decreto legge che riguardano le sementi e il “materiale di propagazione agricolo”.

L’esame preliminare in Commissione prelude a un voto che, verosimilmente, si terrà proprio domani.

Il tema è molto spinoso, l’oggetto del dibattito riguarda sostanzialmente la questione delle sementi e le applicazioni che si potranno realizzare con le tecniche di NBT (New Breeding Techniques), considerato da molti un sistema alternativo per bypassare il divieto di commercializzazione, coltivazione e vendita in Italia di materiali geneticamente modificati (OGM).

Le NBT sono tecniche di manipolazione genetica di ultima generazione, come la cisgenesi e il genome editing, che permettono di rendere le colture più produttive e resistenti alle avversità biotiche o abiotiche.

In buona sostanza con l’adozione di queste tecniche si possono individuare e ‘tagliare’ specifiche sequenze di dna di un organismo vivente, causando una mutazione e consentendo, ad esempio, il silenziamento un gene indesiderato o la correzione di un gene che aveva subito una mutazione spontanea indesiderata.

Un altro effetto di queste tecniche è il trasferimento di porzioni ben precise di Dna tra due piante della stessa specie.

Ovviamente a questi vantaggi produttivi corrispondono delle enormi criticità in termini di riduzione di biodiversità, obbligo di utilizzo di prodotti di derivazione chimica con evidenti, rilevanti, ricadute sull’ambiente.

Queste disquisizioni, apparentemente di esclusiva pertinenza scientifica, nascondono in realtà la presenza di un acceso dibattito in seno agli stakeholders del settore agricolo, genetico e biotecnologico.

Per molti, queste tecniche e la loro eventuale approvazione parlamentare sono un tentativo di far rientrare dalla finestra la possibilità di coltivare, produrre e commercializzare anche in Italia semi, piante e frutti OGM, con le relative implicazioni a livello di incertezza sugli effetti sulla salute umana e sul sicuro restringimento della biodiversità sul pianeta.

In questo contesto sono state totalmente dimenticate le sementi contadine, indispensabili per mantenere ed esaltare territorialità, tipicità, biodiversità e capacità di adattamento alle avversità.

Sono stati lasciati nel dimenticatoio i temi del miglioramento genetico partecipativo, da cui si originano i miscugli evolutivi, che rappresentano, questi sì, un nuovo/vecchio modo di aumentare la variabilità genetica e di permettere ai contadini di riprodurre i propri semi; oltretutto i miscugli rientrano a pieno titolo nella normativa europea sul bio.

Ma l’aspetto più sconcertante è quello di voler far passare in sordina questo fondamentale atto legislativo, senza coinvolgere le associazioni ambientaliste e di categoria. I decreti in discussione darebbero il via libera alla presenza di materiale geneticamente modificato in tutti i campi italiani, in contrasto con le attuali scelte dei consumatori, premianti per i prodotti biologici e rispettosi della biodiversità e dell’ambiente.

La totale assenza di una discussione che coinvolga tutte le forze politiche, le Regioni e i cittadini rende nulla la possibilità di essere informati con modalità e tempi adeguati, e impedisce la sacrosanta esigenza di formare un’opinione confortata da studi scientifici e opinioni di esperti del settore.

Un colpo di mano vero e proprio che rappresenta più di un pericolo per gran parte del sistema agricolo nazionale, fondato sulla straordinaria qualità dei propri prodotti, e pone degli interrogativi molto seri sulla diffusione di un modello di sviluppo che vede al primo posto la cura dell’ambiente.

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