NON E’ UNA PASQUA MUTILATA

di DON ALBERTO CARRARA – Che Pasqua è la Pasqua in piena crisi da Coronavirus? La festa cristiana per eccellenza è sentita, di solito, come la festa della vittoria, anzi della rivincita: lo sconfitto vince, il condannato condanna i suoi condannatori.

Ma la Pasqua – la Pasqua cristiana – resta un misterioso punto di incontro tra la vita che viene dall’alto e la morte che viene dal basso. E perché quell’incontro possa essere vissuto è necessario che si creda davvero alla vita che viene dall’alto e si abbia il coraggio di prendere atto della morte che viene dal basso. Detto in altri termini: la pasqua non è soltanto una pura evidenza, ma anche, sempre, un interminabile cammino di scoperta.

Lo si intuisce già nei Vangeli. La risurrezione non va da sé. A cominciare da un dato semplice, ovvio. I racconti della Pasqua sono o la scoperta del sepolcro vuoto o l’incontro con Gesù che è già risorto.

Le donne vanno al sepolcro, hanno una visione di angeli, i quali dicono loro: non è più qui, è risorto. Oppure Gesù appare mentre i suoi amici sono riuniti e si fa riconoscere, oppure si fa trovare, al mattino presto, in riva al lago di Tiberiade.

I racconti di Pasqua non sono mai descrizione di Gesù che risorge, ma racconti di gente che l’ha incontrato risorto. Quindi quei racconti sono variazioni sul tema: come riconoscere in questo che mi trovo davanti lo stesso che è stato messo in croce come un delinquente. In altre parole: i racconti di Pasqua sono racconti di scoperta di tracce per arrivare, attraverso le tracce, alla scoperta del Risorto.

Il mistero più imperioso è in realtà il più dimesso: lo scopre solo chi ha voglia di scoprirlo. Qualcuno, in effetti, non vede neppure le tracce. Qualcuno si ferma alle tracce. Pochi, in fondo, arrivano a incontrarlo. Nel vangelo di Matteo si racconta che alcune guardie vanno dai sommi sacerdoti e riferiscono quello che è successo: riferiscono, si potrebbe dire, della tracce del Risorto, dicono che è stato visto. Allora i sommi sacerdoti, in tutta risposta, danno una buona somma di denaro ai soldati e impartiscono loro un ordine: “Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. La stessa traccia diventa oggetto di due interpretazioni totalmente divergenti: la prima: è risorto; la seconda: è stato trafugato il cadavere. Perché la traccia è così: deve essere letta e chi la legge la può travisare.

Il mondo del Coronavirus è un mondo notturno, dove si vedono molte tracce ma tutte da interpretare, spesso con fatica. Per questo è importante che ci sia un popolo che si è allenato a leggere tracce e a parlarne.

Il popolo cristiano è il popolo lettore di tracce. Quindi chi muore solo è come l’uomo del Golgota, chi guarisce riscopre la vita come il Risorto, chi si dà da fare è come Giuseppe di Arimatea che offre un sepolcro al condannato o come Maria di Magdala che corre a dire a tutti di averlo incontrato… Abbiamo fatto fatica a capire che è risorto, ma raccontiamo e la fatica del cercare e la gioia, alla fine, di scoprire.

Se il mondo è impaurito è molto importante che qualcuno custodisca questa riserva di speranza. Perché, anche quest’anno, anche in questo 2020, è comunque Pasqua, la Pasqua ai tempi del Coronavirus.

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