NON E’ NECESSARIO CHE TUTTI CI (RI)SPIEGHINO DANTE

Inflazione Dante. A nessuno basta più leggerlo, tutti vogliono dire la loro, e non al bar o in libreria, cosa che apprezzerei infinitamente, tutti vogliono declamare, dire, fare, scrivere, griffare.

Va bene gli anniversari, van bene pure i mesiversari, gli onomastici e la festa del vate, però così è una vera esondazione, tracotante e presuntuosa.

Benigni, Lella Costa, Barbero, Dante in love, Danteide, Rai unduetrè, con letture e iatture, Dante di Shakespeare, L’Italia di Dante, l’incontinente Cazzullo e un non credibile presenzialismo su ogni fronte, manovali, accademici, giuristi, procuratori, analisti, preti, anapreti, lettori e illetterati.

Dante è sulla bocca di tutti, così, all’improvviso. Si sa, basta un lampo, un’esca e gli intellettuali di rappresentanza salgono sul carro, vuoi non parlare di Dante nel 2021, settecento anni dopo il suo saluto finale? Prima no, prima non mi interessava, o meglio, sì lo leggevo, l’ho letto insomma, ma se ci scrivo ora è sulla bocca di tutti, le antenne sono sintonizzate, entro nel gotha di quelli che contano.

Ero rimasto al Sapegno e al Giacalone io, dai tempi del liceo, esegeti veri e tiranni di noi studenti, che però a distanza di anni li avremmo ringraziati e compresi. Quel puntiglio, quel compulsivo annotare poi ci apparve chiaro e sensato. Leggemmo di nuovo, con più senno e piacere, anche grazie a loro.

Ora, io sono sinceramente felice che Dante in qualche modo parli a tutti, indistintamente. Sono meno felice, e certamente meno sicuro, che tutti poi abbiano da dire cose intelligenti in risposta a quello che hanno letto. E soprattutto non sono sicuro che Cazzullo, o chi per lui, abbia cose più intelligenti da dire rispetto al manovale, con la lieve e virtuosa differenza che il manovale le tiene per sé, o al massimo ne parla col capomastro.

Fa ridere, in un certo senso, è come se tutti, ma proprio tutti, evocassero il sommo poeta per fargli notare che stanno apponendo il loro autografo sul suo simulacro, laddove il misero ammiratore un tempo correva lui a cogliere la nobile segnatura, se fortuna lo assisteva.

Insomma, succede che tutti, con clemenza diciamo molti, vogliono spiegarci Dante, darci la loro versione di Dante, aggiornare Dante, metterlo al passo coi tempi, esplicitarne la modernità e la contemporaneità. Tutti, molti, filantropi, inevitabili benefattori, come faremmo senza loro?

Leggere Dante sarebbe doveroso, scriverne molto meno. Lo dico con franca leggerezza, il confronto è impietoso, e se è pur vero che ogni epoca rilegge i classici e scova nuove prospettive, alle mie orecchie suona così presuntuoso dover per forza pronunciarsi, esserci.

Non che serva un titolo a tutti i costi per parlar di Dante, ma ognuno di noi ha la propria versione, non basta un nome per aver ad ogni costo versioni degne, versioni inedite, versioni belle.

Più probabilmente, si generano avversioni.

 

 

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