“NON E’ LA VESTE CHE FA IL PRETE”: E MI HANNO LAPIDATO

di DON ALBERTO CARRARA – Prima di tutto il fatto. Anzi, il fattaccio. Il 29 agosto scorso sono stati ordinati, nel duomo di Bergamo, tre nuovi sacerdoti. No, questo non è il fattaccio. Il fattaccio viene dopo. Mi viene mandata la foto di uno dei tre, per l’esattezza don Michael Zenoni. La commento su Facebook. Questo il commento: “È un tripudio di colori. Bellissimo e felicissimo per lui. Ma c’è un particolare che mi ha incuriosito. Non solo il prete novello è con la veste, ma sopra la veste porta pure una fascia. La divisa liturgica del prete di Bergamo può comportare la talare (…), ma non la fascia. Piccolo particolare, ma strano, dunque (…). Non ne facciamo un problema, ma la cosa non entusiasma (…). Il giorno della prima messa avrei preferito l’affermazione di una fraternità, più che l’ardore di una distinzione”.

Affermazione discutibile, certo, ma, mi pare, innocua. E invece, apriti cielo. Alcuni commenti piovuti su Facebook. “Ma taci, ipocrita Alberto. Piangi, pagliaccio Carrara! Ah… ma sei un prete Monsignore? Lo sai che Lutero ha risolto il suo dubbio se fare il salto nell’eresia, quando a gabinetto, dopo notevole sforzo, è riuscito ad evacuare?”. “Esca dalla Chiesa cattolica! Ce ne fossero di preti in talare! Chi non la porta si vergogna di Cristo”. “Dica meno cialtronerie e pensi a sostenere, confortare, salvare le anime che Le sono state affidate. A cominciare dai sacerdoti. Perché a chi molto è stato dato, molto sarà chiesto. Vero monsignor Alberto Carrara”. “Dov’è in lei, monsignore, la giusta fierezza di essere un servo di Dio? Lei (e tanti come lei), nell’umiliare il suo ruolo, che pure non le appartiene, non fa che innalzare sé stesso; e non è davvero un bel vedere, quell’ex impiegatuccio ipocrita, livoroso e disilluso che ne resta esposto ai quattro venti. Prenda piuttosto esempio da questo giovane gioioso e generoso!”. “La visione progressista di cui don Carrara si fa promotore e che si intuisce dalle inopportune osservazioni fatte sul novello sacerdote, è fallimentare perché difforme dalla fede cattolica. È inficiata di errori e filosofie perniciose. Dio non li può benedire e li abbandona a se stessi. Le loro chiese si svuotano, la loro visione liberale non attira le anime, i loro seminari sono vuoti e il loro essere sacerdoti perde ogni dimensione soprannaturale e verticale per la costruzione di una stravagante chiesa democratica puramente immanentista”.

Mi fermo qui. Quelle citate non sono le affermazioni più dure.

Il prete in talare, più fascia, ovviamente, “è gioioso e generoso!”. “Lunga vita al giovane prete!“. “Ci sono preti che con orgoglio indossano i segni dell’appartenenza a Cristo”. “I pochi sacerdoti che ricordano che la loro via è mostrare e portare Cristo anche nei segni esterni sono emarginati…”. “Quella di Don Michael è veramente una bella faccia che ispira simpatia e rivela profondità d’animo”. I preti con la talare “sono anche i più fedeli alla Chiesa!”. Eccetera. Eccetera.

Un commento. Anzi, due. Primo: di tutti i miei detrattori non conosco nessuno. Sono mandato alla gogna, anzi, all’inferno, semplicemente perché ho detto che non mi entusiasmava un eccesso di clericalismo il giorno della prima messa a base di fascia non dovuta (e di fibbie ‘episcopali’ sulle scarpe: cosa che io non avevo visto e che alcuni amici mi hanno segnalato). Ed è mandato in paradiso il prete giovane perché porta la veste e le fibbie. Dunque la dannazione o la gloria dipendono dalla veste talare. Dagli ornamenti.

Sto semplificando, ma la sostanza è quella. Mi pare un po’ troppo. Sono ingenuo e tento di prendere sul serio certi passaggi del Vangelo. “Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Matteo 6, 5-6). Il cristianesimo della stanza nella quale il Padre che è nei cieli vede, per questi nuovi censori è diventato il cristianesimo della piazza, il cristianesimo del cuore è diventato cristianesimo delle fasce e del vestiario. Ai tempi di Gesù i farisei avevano la stessa sensibilità. Gesù li chiama, appunto, ipocriti. Il termine ipocrita significa alla lettera “attore”, che mette in scena e che fa consistere la sua fede nella messa in scena.

Secondo. Vengo rimproverato di aver mancato di carità. Sarà anche. Si deve sempre imparare ad amare. Ma se voglio trovare dei maestri di carità devo certamente cercare ad altri indirizzi.

È un fattaccio tutto personale. L’ho raccontato perché, nel suo piccolo, è esemplare. Forse io contribuisco a far morire la Chiesa, ma questi cattolicissimi accusatori temo che non contribuiscano molto a farla rinascere.

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