NOI E IL REFERENDUM: REPUBBLICA, ABORTO, DIVORZIO, MA ANCHE TANTE BANALITA’

Gli italiani e il referendum, una storia lunga e complicata: nato come strumento democratico, il più delle volte diventa strumento di lotta politica, spesso passando sopra alla singola questione posta in votazione. Per ripercorre questa lunga storia, e in fondo anche per capire qualcosa in più dell’appuntamento di domenica, riproponiamo un interessante articolo di Paolo Decrestina, sulCorriere“.

di PAOLO DECRESTINA – Lo strumento del referendum ha in sé una forza dirompente perché contiene una partecipazione diretta dei cittadini su scelte che possono essere decisive per il Paese. Non per niente i padri costituenti trattarono la materia con una certa delicatezza , escludendo per esempio i referendum propositivi e altri tipi di consultazione diretta (a parte le modificazioni territoriali delle regioni). Decisero così di limitare la tipologia ai referendum abrogativi (l’articolo 75 della Costituzione prevede che la richiesta possa venire da 500 mila cittadini o da 5 consigli regionali, oltre a un quorum del 50% più uno degli elettori) e a quelli confermativi di una riforma costituzionale (articolo 138, che non prevede quorum degli elettori).

1946: Monarchia o Repubblica

Il primo referendum della Repubblica non può che essere quello da cui la Repubblica è nata. Il 2 e 3 giugno del 1946 si vota per scegliere, appunto, tra Monarchia e Repubblica. Per la prima volta, in una consultazione politica nazionale, votano anche le donne (lo faranno più degli uomini): alla fine sono 12.717.923 i cittadini favorevoli alla Repubblica (54,3 per cento) , a fronte di 10.719.824 monarchici (45, 7 per cento).

1974: il divorzio

Nel 1970, con l’introduzione del divorzio in Italia, il democristiano Amintore Fanfani volle che fosse contestualmente approvata la legge attuativa del referendum grazie alla quale abolire il divorzio. Per il primo scioglimento anticipato di ambedue le Camere, il voto slitta al 12 e 13 maggio 1974. L’affluenza è incredibile: vota l’87,7 per cento degli aventi diritti al voto. La parte del «no», tra cui radicali e cattolici di sinistra, vince con il 59,1 per cento.

1978: la legge Reale

L’11 giugno 1978 si vota sull’abrogazione della legge Reale sull’ordine pubblico e sull’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Va a votare l’81,4 per cento degli elettori, che dicono no a tutti e due i quesiti: i no furono il oltre il 76 per cento sull’abrogazione della legge Reale e il 56 per cento sull’eliminazione del finanziamento pubblico dei partiti.

1981: l’aborto

Il 16 e 17 maggio 1981 gli italiani sono chiamati a pronunciarsi su vari quesiti, il più importante dei quali trattava l’abolizione della legge che permetteva e regolamentava l’interruzione di gravidanza ed era promosso dal cattolico Movimento per la vita. Vinsero a stragrande maggioranza i no in tutti i quesiti (un altro sull’aborto per l’allargamento, tre per abrogare la legge Cossiga sull’ordine pubblico, l’ergastolo e il porto d’armi). Con questa tornata referendaria si chiude una prima stagione, quella che aveva al centro la battaglia per diritti civili.

1985: la scala mobile

Il 9 giugno 1985 si tiene così il primo referendum «economico»: si vota sulla proposta di abrogare il taglio dei punti di scala mobile, deciso dall’esecutivo. Le firme sono raccolte dal Pci. Anche in questo caso la vittoria andrà ai No, con il 54,3%, un risultato che rafforza il governo Craxi.

1987: il nucleare

L’8 novembre 1987 registra la prima vittoria del Sì al referendum. E sono ben cinque i sì ai quesiti promossi dai radicali, i più importanti riguardano il nucleare (che aveva tre quesiti, l’incidente di Cernobyl è dell’anno prima), la responsabilità civile dei giudici e la commissione inquirente. Ed è proprio da questa tornata referendaria che ancora oggi l’Italia non ha centrali nucleari sul proprio territorio.

1989: il primo (e unico) consultivo

Il 18 giugno 1989 si tiene il primo, e finora unico, referendum statale di indirizzo nella storia della Repubblica Italiana. L’ scopo è sondare la volontà popolare in merito al conferimento o meno di un ipotetico mandato costituente al Parlamento europeo, i cui rappresentanti italiani venivano eletti contestualmente. Visto che, come detto prima, la Costituzione italiana prevede (oltre ai referendum regionali) solo tre tipi di referendum (abrogativo, costituzionale e territoriale), l’indizione del referendum è possibile grazie a una legge speciale. I Sì vincono con l’88 per cento.

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