NOI DONNE SIAMO PARI, MAI UGUALI (PER FORTUNA)

 

di ELEONORA BALLISTA – Kamala Harris, prima donna ad essere eletta vicepresidente degli Stati Uniti d’America; Antonella Polimeni, rettrice dell’Università La Sapienza di Roma, prima donna a ricoprire la massima carica accademica in un grande ateneo italiano; Lashana Lynch è Nomi, prima agente nera e donna ad incarnare 007 nel film “No time to die”, ultimo capitolo della saga di James Bond.

Sono soltanto tre esempi, gli ultimi a invadere le cronache, di signore che hanno sfondato il cosiddetto “soffitto di cristallo” andando ad occupare posizioni tradizionalmente in mano agli uomini.

Tutto ciò fa notizia. Ma è anche interessante notare che sempre più voci si affrettano a dire che finché queste news saranno trattate come qualcosa di eccezionale, non avremo raggiunto alcuna parità di genere.

E si badi, tali considerazioni non sono propriamente appannaggio delle donne. L’ultimo ad affermare questo concetto è stato il professor Enrico Zio, presidente dell’associazione Alumni del Politecnico di Milano, durante la 9a edizione della convention che annualmente chiama a raccolta gli ex allievi dell’ateneo milanese. Zio, presentando un volume di recentissima pubblicazione intitolato Alumnae (67 storie di ingegnere laureatesi al Politecnico dal 1990 al 2014) ha detto: “Un libro molto bello, ma siamo tutti consapevoli che avremo raggiunto la parità quando non avremo più bisogno di raccogliere le storie delle donne ingegnere in un volume specifico e separato”.

Già, la parità. Ma siamo proprio sicuri di voler affermare che uomini e donne sono uguali? Io non credo lo siano, e prima del linciaggio mi affretto a chiarire. La diversità fra uomini e donne è oggettiva, ma questo non deve necessariamente significare che i maschi siano superiori alle femmine. La differenza di genere deve essere intesa come reciproco completamento. Ecco perché sono da promuovere le quote rosa. Se ai vertici di un’azienda, di una qualsiasi associazione, su su fino al gruppo dirigenziale di uno Stato, c’è un team misto, equamente composto da uomini e donne, ovviamente a parità di competenze, i problemi saranno affrontati meglio, con le specifiche sensibilità che ognuno dei due sessi può mettere in campo.

E questa prospettiva salva anche gli uomini: perché se è vero che una donna, adeguatamente sostenuta con le opportune politiche di welfare, riesce a coniugare cura della famiglia e lavoro dando il meglio di sé su entrambi i fronti, è vero anche il contrario, dato che sempre più papà rivendicano, fermo restando l’impegno lavorativo, la necessità di trascorrere più tempo con i propri figli.

Siamo ancora molto lontani dal poter certificare come normale una situazione del genere, ma Kamala, Antonella e Lashana, insieme a tutte le ingegnere donne del Politecnico, ci dicono che qualcosa, riguardo la quantità di donne ai tavoli che contano, si sta muovendo. Avanti così e per le nostre figlie, forse, ci sarà una chance in più.

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