NO SAVIANO, CANCELLARE I DEBITI E’ FOLLE

di ARIO GERVASUTTI – La Calabria è zavorrata dal debito miliardario della sua Sanità? Per consentirle di riprendere il volo, Roberto Saviano ha una ricetta semplice e meravigliosa: azzeriamo il debito. E giù applausi. Tanto, il buonismo è gratis, la generosità non richiede tassi d’interesse, e soprattutto denunciare le maledette “leggi del Mercato” fa tanto politicamente corretto.

Peccato che oltre alle leggi del Mercato ci siano anche le leggi della matematica, o della fisica se i numeri proprio non vanno giù. E queste ci spiegano che un debito non si azzera, non si può azzerane. Mai. Un buco lo puoi spostare, ma sempre buco resta. Per eliminarlo, devi riempirlo di terra. E la terra la devi prendere da qualche altra parte, scavando un altro buco.

Fuor di metafora: se io vado in banca e mi faccio prestare dei soldi che poi non restituisco, la banca può anche decidere di non rivolerli indietro e mi fa un regalo: ma quei soldi spariti creano un buco nelle casse della banca. E la banca non avrà quindi il denaro per pagare gli stipendi dei dipendenti. Che a loro volta non potranno pagare la rata dell’auto, e di conseguenza il concessionario non avrà i soldi per pagare i meccanici che perderanno il lavoro. Quindi, il regalo che mi ha fatto la banca si traduce nella perdita di lavoro di un meccanico. Spero che i professori di economia mi perdonino la semplificazione, ma per capire certi sistemi si deve volare basso.

Ora, moltiplichiamo per migliaia e migliaia il prestito “regalato”: facciamo due miliardi, euro più euro meno. Che facciamo, azzeriamo? A quanti meccanici (non me ne vogliano i meccanici, ciascuno può sostituirli con la categoria che preferisce: giornalisti, medici, insegnanti, poliziotti, fornai…) togliamo il lavoro, per questo grazioso regalo?

E’ questa la domanda alla quale, prima o poi, si dovrà dare risposta. E finirla, una volta per tutte, con l’idea che il credito è personale mentre invece il debito è collettivo, e che ciò che è collettivo in realtà non è di nessuno. E’ vero il contrario: ciò che è collettivo è di tutti. Di ciascuno di noi.

E piantarla, magari, anche con i festeggiamenti per i miliardi del Recovery fund che l’Europa ci dovrebbe concedere, Ungheria (avessi detto) permettendo. Non sono soldi di una Lotteria di Capodanno; non sono un regalo (solo una parte lo è, causa Covid), o un’eredità dello zio ricco. Sono un debito. Un colossale, devastante, pesantissimo debito che va a scavare ulteriormente il nostro (di ciascuno di noi italiani) buco. Rendendoci inesorabilmente tutti più poveri, e soprattutto sempre meno padroni della nostra vita e del nostro Paese, perchè a diventare sempre più padroni sono i nostri creditori.

Se non partiamo da questa premessa, l’uso di quel prestito finirà per alimentare idee come quella di Saviano. Copriremo un buco con un altro buco. Passeremo il cerino ad altri, nella convinzione che la fila sia infinita. E solo lui si prenderà gli applausi, come il buono e il santo della situazione.

Invece no, tutto ha un principio e tutto ha una fine: e qualcuno, in cima alla fila, si scotterà. Quando accadrà, quel qualcuno almeno sappia che dovrà ringraziare i “buoni” e i “generosi”. Non i cattivi come noi.

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