NO, NON POSSIAMO SENTIRCI IN COLPA PER BERLUSCONI

Il presidente della Repubblica sfiorato che è Berlusconi sta rinchiuso al San Raffaele per controlli di routine, come tengono a precisare i suoi devoti sottopancia, perchè dire che un capo non si sente del tutto bene sa troppo di offesa.

I migliori auguri perchè siano davvero soltanto controlli ridicoli, naturalmente. Però direi di fermarci qui. Sta montando invece tutta una story-telling che ci propina un nuovo Berlusconi, decisamente taglio umano, arrivato con l’anzianità (sottopancia, si può dire che è anziano a 85 anni?) ad una dimensione tenera e cucciolona, che allontana ad anni luce di distanza la versione del tycoon uomo di potere (eccetera) che fu, solo fino a poco fa. Diffusi subito anche i dettagli romanzeschi, da letteratura de core, con la lettera conservata dalla sua mamma di quand’era piccolo, in cui scriveva che da grande voleva diventare Presidente della repubblica. Se è per quello, io volevo diventare Papa, ma mia madre mica ha conservato niente.

Prego, si facciano avanti i teneroni che trattengono a stento la lacrima perchè Berlusconi ha dovuto fare un passo indietro, rinunciando al grande sogno di diventare Presidente della repubblica. Vorrebbero presentarcelo come un povero uomo che deve rinunciare a questo grande sogno a un millimetro dal centrarlo concretamente, povero lui, dovremmo metterci a ciglio umido per la maledetta carognata del destino, dei tempi, della politica malvagia. Dovremmo quasi sentirci tutti cattive persone, perchè in fondo gliel’abbiamo negato proprio sul più bello, quando se lo meritava e se lo sentiva.

Ecco, vorrei dire che non siamo tenuti a sentirci cattive persone, più cattive di come siamo davvero, solamente perchè Berlusconi piagnucola sul suo sogno infranto. Questa è la vita, dovrà capirlo prima o poi anche lui, a 85 o a 105 anni. Lui è uno di quelli che a successo acquisito, col vento in poppa, con l’umanità ai piedi, si rivolgono ai giovani incompiuti e agli uomini falliti con la retorica del “quello che vuoi, se lo vuoi veramente, alla fine lo ottieni”, così che un poveraccio senza risultati in mano deve pure sentirsi inetto, impedito, sottospecie d’uomo. Cioè: quando non raggiungiamo l’obiettivo, dovremmo sentirci in colpa perchè è solo colpa nostra, perchè non ci abbiamo creduto, perchè non abbiamo carattere, perchè sostanzialmente siamo dei debosciati.

Che ci dice, adesso, lo zio Silvio? Cosa dovremmo dirgli noi, adesso: che se non diventa Presidente è solo colpa sua, inadatto e incapace, sostanzialmente sprovvisto di quella voglia e quella determinazione decisivi per mettere mano su quanto vuole?

Non è così, nella vita normale. Non basta volerla, una cosa, per ottenerla. Purtroppo, noi possiamo impegnarci alla morte, ma entrano in gioco troppe circostanze per poter davvero pensare che dipenda solo da noi. Un sacco di gente capace, che si meriterebbe chissà cosa, alla fine si ritrova con la sconfitta in mano, altro che volere è potere. In Italia, a volerla dire tutta, caso mai è tutto allo rovescia: potere è volere. Ma questa in fondo è un’altra storia e un altro argomento.

Tornando a bomba. Berlusconi non sarà il Presidente che voleva essere. E anche se già i giornali ci rivelano i retroscena strappalacrime, “era il mio sogno da bambino”, la tentazione di smuovere la nostra compassione va subito repressa. Berlusconi è un uomo che dalla vita non ha avuto poco. Non credo possa lamentarsi. Se non gli riesce l’ultimo colpo, anche questo fa parte del gioco strano dell’esistenza.

Certo questo non ci impedisce di capirlo: per tutta la vita ha giocato a Dio, questo gioco gli si interrompe proprio sul più bello. Ma ha giocato abbastanza. Giocare a Dio piace a tutti, eppure a molti non riesce mai, neppure un minuto, in una vita intera. Si goda, se riesce, quel che gli rimane. E magari, prima o poi, prima che sia troppo tardi, impari anche a discernere (termine biblico) tra i sottopancia. Non tutti sono lì per fare il suo bene. Non proprio.

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