NO CARO RONCALLI, A QUESTI RAGAZZI DOVREMMO SOLO CHIEDERE SCUSA

No, caro Johnny Roncalli, non è una questione di compassione quella verso giovani che si sono imbattuti nel Covid. Non è fornire loro alibi, non è necessario rifarsi per forza alla guerra, alle carceri, alle tragedie vissute e tramandate dai nostri nonni e – personalmente – dai genitori e dagli zii per compatirli. Non ne hanno voglia nemmeno loro, non sono loro a chiedere di essere compatiti, né a Veltroni né a chiunque altro.

La settimana scorsa sono stato a parlare in aula magna agli studenti di quinta del Liceo Scientifico Tedone di Ruvo di Puglia. Al termine, ragazze e ragazzi mi hanno fatto assistere a un video realizzato da loro negli ultimi mesi, un video molto simpatico, ironico, garbato e intelligente in cui (congedandosi prima dell’università o comunque del nuovo cammino da adulti nella vita quotidiana), imitano i professori con dolcezza prima di ringraziarli per il percorso fatto insieme. Vi era molto, come puoi capire, dell’ultimo difficile, faticoso biennio. Parlando con loro e poi vedendo il video, non ho trovato traccia di accuse a noi adulti, come invece avrebbero – eccome! – il diritto di fare. A voce alta.

Sì, caro Roncalli, perché prima di annoiarci per il compatimento che gli stiamo riservando, dovremmo avere il coraggio di chiedere scusa. E sopportare il fastidio della dolcezza sospirata per questi due anni che forse non gli sono stati rubati, ma rovinati, storpiati, congelati dagli adulti lo sono stati eccome.

Proprio noi, boomers come ci chiamano loro senza troppo affetto, manifestiamo noia perché qualcuno riserva ai giovani pensieri e parole al miele? Noi che abbiamo vissuto il boom senza capire, spesso senza nemmeno ascoltare, infastiditi, i racconti e le parole dei nostri avi e non abbiamo fatto altro che goderci i motorini a 14 anni, la Vespa a 16, la patente a 18, gli studi mantenuti fino a 27/28 anni, passando come bambini sorpresi e senza emozioni dalle macchine per scrivere ai pc, dai telefoni mobili coi lucchetti ai cellulari, dalle scatole in bianco e nero “tutti al bar per vedere Sanremo” all’alta definizione dei megascreen con una tv in ogni stanza, dalle vacanze con il portabagagli 5 ore da Milano a Camogli ai low-cost per le Bahamas e Dubai?

Impegnati a diventare yuppie, abbiamo riso degli hippy, non capivamo le barricate degli studenti che contestavano in piazza appena qualche anno prima di noi: pensavamo piuttosto alla febbre del sabato sera e alle mance sempre più robuste, a tre mesi di vacanza l’anno, alle settimane bianche, all’abbigliamento e a un lavoro da manager. Mentre la cocaina si sostituiva alla Coca Cola e al luna park, mentre piano piano le chat prendevano il posto della mano nella mano.

Non abbiamo fatto niente. Niente di niente. Siamo stati a guardare le multinazionali che si impossessavano del pianeta, abbiamo anzi contribuito – e continuiamo a farlo – ad arricchirle (le multinazionali) e a devastarlo (il pianeta).

Quindi, caro Johnny, se ti guardi in giro ti renderai conto che non stiamo lasciando a queste quinte liceo, alle terze medie, alle quinte elementari – hanno pianto tutti, dal 2020, quando hanno capito che non si sarebbero mai più incontrati con i compagni e i professori – soltanto il sopportabile fastidio di un virus, di telegiornali con sfilate di camion caricati di bare, di mascherine, divieti, vaccini, dibattiti, protocolli… Troppo comodo. No: gli stiamo lasciando una natura e un clima che sono una monnezza, praticamente le chiavi di una casa che invece di difendere, proteggere, abbellire, ammodernare, abbiamo picconato fino a ridurla una capanna fatiscente; una politica a tutte le latitudini insulsa, inconcludente, incapace, corrotta più dei governi militari; nessuna prospettiva di pace né di lavoro; un’economia disastrata; una democrazia anarchica; nessun senso della famiglia, dell’amicizia, di valori di cui manco ci siamo accorti nella nostra vita assente, inerme, senza contestazioni vibranti e senza sangue, se non qualche goccia di sudore, solo con qualche coda il venerdì per andare al mare. Senza la messa della domenica, anzi rimuovendo i crocefissi dalle aule.

Incontro i giovani per parlare dei miei libri, romanzi ispirati alla vita di personaggi tenaci, che hanno costruito le loro esistenze sulla giustizia sociale, sulla libertà responsabile, sul senso del dovere, sull’anima e sul cuore. Scrivo di loro e ne parlo ai giovani per cercare di alleggerire il mio senso di colpa molto grande. Lo faccio come per dimostrare loro che abbiamo generato non solo apatici superbi, ma anche grandi uomini e grandi donne, e altri, e altre, ne verranno ancora. Ma dovranno lottare duramente per diventare adulti in un mondo migliore, dovranno eccome combattere e sacrificarsi, dovranno ricostruire dalle macerie di un virus che non è stato generato né in laboratorio né da un pipistrello, ma dall’uomo: quel virus è la leggerezza con cui, mentre ci occupavamo della nostra vita, non ci siamo minimamente preoccupati né tanto meno impegnati per prepararne, per costruirne una ai nostri successori.

Adesso, scusami, fare gli insofferenti per il senso di tristezza che proviamo verso i giovani, appare la strada più semplice per non riconoscere le nostre colpe e allontanarci in silenzio da esse.

Un pensiero su “NO CARO RONCALLI, A QUESTI RAGAZZI DOVREMMO SOLO CHIEDERE SCUSA

  1. Johnny Roncalli Roncalli dice:

    Caro Luca, non è mai bello e gratificante apprendere che ciò che uno scrive non è ciò che l’altro legge. Non è mai bello perchè è un fallimento, non essere compresi in modo inequivocabile è comunque sempre un fallimento, a meno che l’intento sia la bagarre e va benissimo, se lo è.
    Però, però. Che guerra, carceri e calamità varie siano pietre di paragone estreme sono io a dirlo e a scriverlo. Da quel che scrivi pare di no.
    Che la retorica alla quale faccio riferimento sia eminentemente quella degli adulti, sono io a dirlo e a scriverlo, anche qui dalle tue parole sembra non sia così.
    Dove inizi a parlare delle scuse che dovremmo ai ragazzi di oggi, a me sembra che tu non stia replicando al mio articolo, ma esprimendo la tua visione generazionale, che posso anche in parte sottoscrivere, ma francamente non ne trovo traccia tra le cose da me scritte.
    Se vuoi, se proprio gradisci l’ambito, possiamo arretrare di una generazione in più e berci un bicchierino sull’incuria, il degrado, il menefreghismo che ha accompagnato il dissesto morale ma anche ambientale, se credi. Quella generazione che ha fatto e disfatto, incurante di tutto e di tutti, non i boomers, vera parolaccia, come dici tu, ma i cavalieri del boom . Chiedere a terremoti e inondazioni, ad esempio. Mi fermo, prima di deragliare a mia volta.
    Insomma, se vuoi dirmi che che dobbiamo chiedere scusa ai giovani perchè questi due anni in fondo sono colpa nostra e della nostra incuria nei confronti del mondo che ci circonda, quasi quasi sono d’accordo, ma se vuoi assumerti tutta la responsabilità mi pare un bell’esercizio di vittimismo. E poi, se riesci a scovare un’epoca nella storia dell’umanità nella quale non ci siano rivalse nei confronti delle generazioni precedenti ti faccio un applauso. Così come del resto se riesci a scovare una generazione che, in modo più o meno convinto, non sia critica e paternalistica nei confronti di quella che segue.
    Però Luca, se vuoi negare che la retorica alla quale faccio riferimento esista, sappi che è un falso storico, e io, di fatto, di questo volevo scrivere. Ma a me pare che la tua filippica in fondo si occupi di altro, di più profondo probabilmente, ma di altro, o anche di altro.
    Poi te ne dico un’altra, se vuoi addossarti tutta la responsabilità di questo mondo allo sfacelo, va benissimo. Io mi prendo la mia parte e me ne assumo un po’ a mia volta, ma come puoi vedere con i tuoi occhi, lo sfacelo ha origini ben più lontane nel tempo, noi stiamo certamente dando il nostro contributo e, se permetti, Greta o non Greta, uno ancora più grande lo stanno dando le nuove generazioni, che nulla si fanno mancare, e certo nulla di ciò che inquina e manda tutto a catafascio.
    Va bene però, se un piccolo sfogo circoscritto ha innescato questi grandi pensieri sui destini del mondo, va bene. Alla fine mi sento onorato.
    Un’ultima cosa, incontro anch’io molti giovani, molti studenti e molti dei quali appassionati e appassionanti, ma se vuoi convincermi che siano tutti meravigliosamente coscienziosi, rispettosi e migliori di noi, non puoi farcela. E’ una speranza, capisco, ma giusto quella, poi sarà comunque colpa nostra, ma a me pare che anche qui il vittimismo, e le giustificazioni che si porta appresso, ne esca vincitore, come sempre.
    Spero di essere riuscito a farti arrabbiare un po’, almeno quanto mi sono arrabbiato io. A questo servivano certi scambi epistolari nei bei tempi che furono e certo non mi dispiace che @ltroPensiero scaldi animi e teste. Ti abbraccio.

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