NESSUNA COMPASSIONE PER LE AGUZZINE DELLA RAGAZZA AUTISTICA

Insegnante, assistente sociale, ragazza autistica. L’unione fa la forza, insieme per riuscire a stare nel mondo con dignità.

Sulla carta il triangolo è vincente, ma a Tolentino, in provincia di Macerata, il triangolo è tutt’altro che equilatero, come ci hanno raccontato le cronache. L’alleanza è tutta tra insegnante e assistente sociale, arrestate a seguito di indagini, interrogatori, intercettazioni ambientali e immagini reperite attraverso telecamere nascoste, che certificano schiaffi, sgridate, intimidazioni e angherie varie contro la creatura che non sa difendersi.

Alla ragazza veniva di fatto intimato di non rompere le scatole, non dico chiedere di stare in classe con i compagni e nemmeno avere un po’ di attenzione, attenzione retribuita per giunta. Alla ragazza, una volta in una stanza che immagino venisse identificata come aula di sostegno, veniva effettivamente dato tutto il sostegno possibile e immaginabile affinché non rompesse l’anima e permettesse a una e all’altra delle due comari aguzzine di compulsare il proprio cellullare e farsi bellamente i fatti propri.

Dico comari aguzzine ora ed evito volontariamente di riconoscere uno status professionale che dovrebbe nobilitare chiunque, ma non loro evidentemente. Dice Massimiliano Mengasini, comandante del reparto operativo dei carabinieri di Macerata, “parlavano al cellulare, compilavano moduli, facevano richieste e quando la ragazza chiedeva aiuto le due insegnanti reagivano male, utilizzando anche parole in dialetto e bestemmie”. E ribadisce Giuliana Maggi, capitano dei carabinieri, “una ragazzina per la quale l’esperienza a scuola era diventata intollerabile”.

L’unione fa la forza, decisamente, e le persone autistiche sono forti, resistenti e pure iraconde talvolta, quando non remissive come immagino, temo, fosse la nostra ragazza vessata, e allora bisogna far fronte comune, sennò questi autistici si sentono onnipotenti e credono di poter fare il bello e il cattivo tempo.

Già stai con loro ore e ore, non vorrai pure dedicare del tempo ad ascoltare, a osservare, a provare a insegnare qualcosa, che se ne stiano lì buoni e non rompano, siano soddisfatti loro e le famiglie di poter stare a scuola che è già tanto.

Ecco, adesso però è il nostro turno di essere soddisfatti: le due comari già hanno avuto l’opportunità di avere un lavoro, e che lavoro, l’hanno sprecata nel peggiore dei modi, infangando la dignità della ragazza autistica e la loro coscienza in modo raccapricciante, quindi ora stiano loro nell’aula di sostegno, con la porta chiusa, da sole con la propria vergogna, il vitto che si meritano, i secondini che mi auguro impietosi almeno quanto loro e il disprezzo di tutti noi.

Le cose non andranno proprio in questo modo, il contrappasso non è mai un vero contrappasso in questi casi, corriamo anzi il rischio di rivederle al loro posto tra qualche anno, le due megere, non sarebbe la prima volta. Magari con tante scuse.

A meno che qualcuno perda la chiave e siano costrette, insieme, nella loro cella di sostegno per lungo, lungo tempo. Un pezzo di pane e una minestra in fondo non mancheranno, purché non rompano le scatole.

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