NASCE IL MOVIMENTO “MASCHERINA VOLONTARIA”

di MARIO SCHIANI – Se per redingote e galosce, se ne dispiaceranno i nostalgici del XIX Secolo, la moda ha ormai pronunciato la parola fine, un nuovo accessorio sembra essere destinato a entrare in pianta stabile nel nostro guardaroba: la mascherina. Lo scrivevamo il 30 giugno scorso in occasione della proroga di 15 giorni dell’obbligo di indossarla anche all’aperto in Lombardia: d’accordo le ordinanze, ma d’ora in avanti dovremo imparare a cavarcela da soli e a decidere in quali circostanze l’uso della mascherina è utile e ragionevole e in quali superfluo e insensato.

Ebbene: pare che stia accadendo proprio questo. Una rigorosa analisi empirico-visiva condotta in territorio altamente urbanizzato (una passeggiata in centro) ci ha portato alla conclusione che la dispensa dall’obbligo di mascherina all’aperto, annunciata dalla Regione il 15 luglio scorso, non ha prodotto scene di tripudio con lanci di dispositivi usati e neppure festosi roghi dei medesimi. Si potrebbe addirittura affermare che è cambiato ben poco: molti continuano a indossare la mascherina anche in strada, altri sono svelti a infilarsela salendo su un mezzo pubblico o entrando negli uffici e nei negozi, moltissimi si dedicano a perpetuare le tante alternative alla mascherina sulla faccia studiate in queste settimane e insistono nel portarle sulla gola, al polso, penzoloni dall’orecchio. Gli italiani sembrano particolarmente insofferenti alla costrizione del naso: ecco infatti che le proboscidi spuntano spesso dalla mascherina, permettendo alle narici di inalare liberamente l’aria che tira. Popolo istintivo come nessuno, quello italiano si affida molto all’olfatto per intercettare in anteprima refoli di cambiamento e soffi di speranza, ricevendo in cambio, spesso, pesanti zaffate di malaffare.

Comunque sia, non perché la “legge” dice che camminare per strada con la mascherina non è più obbligatorio la gente si è adeguata come un sol uomo. Se c’è un caso in cui compiacersi per l’insofferenza nazionale a regolamenti e divieti è proprio questo: nonostante la Salute con la S maiuscola resti di competenza ministeriale, la tutela di quella con la s minuscola continua a essere una faccenda personale. L’uso libero e consapevole della mascherina rappresenta in questo senso una piccola ma significativa prova di indipendenza nel giudizio e di accresciuta responsabilità individuale.

Sociologi e psicologi esamineranno con soddisfazione il tessuto sociale italiano per scoprirvi nuovi sintomi di nevrosi, ipocondria e addirittura paranoia. Non c’è dubbio che qualche danno alla psiche collettiva questa epidemia l’abbia arrecato. Tuttavia, preferiamo pensare alla prudenza esibita in questi giorni da tanti connazionali come a una prova di ritrovato rispetto per se stessi e per gli altri. Non ci aspettiamo che gli italiani continuino nell’evoluzione trasformandosi in giapponesi, il popolo forse più geloso del proprio spazio personale e di conseguenza anche il più rispettoso di quello altrui, e neanche lo vogliamo. Ci basta credere che il nostro rimanere quel che siamo sia da oggi compatibile con un semplice concetto: se vogliamo chiedere a enti e istituzioni efficienza, cura e solidarietà dobbiamo prima di tutto dare il buon esempio. Altrimenti, rimane incombente il rischio che dalla mascherina si passi alla mascherata.

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