MORIRE DI BOTTI, PERSINO STAVOLTA

di JOHNNY RONCALLI – Ogni anno la stessa insopportabile tiritera prima dell’evento. Botti vietati, botti limitati, sequestri di qua, sequestri di là, appelli alla prudenza, appelli al rispetto dei nostri amici animali. Ogni anno, tanto, è uguale al precedente, anche stavolta, persino stavolta, anche dopo le proteste per l’economia che non riparte, per le famiglie sempre più alla canna del gas, per le attività che chiudono perché proprio non ce la fanno, per gli ammortizzatori sociali che non arrivano mai, per il coprifuoco comunque in vigore.

Eppure, per i botti di fine anno i soldi li troviamo sempre. Vorrei mi fosse risparmiata la retorica del momento di svago, della lecita insanità una volta all’anno: che si faccia riferimento al rispetto, che si faccia riferimento al buon senso, alla prudenza, alla sicurezza, al momento critico, alle regole, rimaniamo una specie spesso inguardabile, incomprensibile.

Non parlo solo di Napoli, dove pure le deflagrazioni sono una tradizione anche più roboante che altrove, parlo dell’Italia tutta.

Botti vietati? Chi se ne frega. Appelli alla prudenza? Niente, i soliti morti, i soliti feriti, i soliti mutilati. Quest’anno arriviamo al punto di lasciare sul campo di battaglia un ragazzino di 13 anni, ad Asti. Per un botto.

Di fronte a simili atrocità, sorvolo sul richiamo al rispetto per i nostri amici animali, che letteralmente impazziscono. Sì, certo, rispetto per gli animali: non stasera però, dai, che sarà mai.

Rispetto almeno per i nostri morti, per i malati in ospedale? Certo, ma dopo tutto lo facciamo proprio per loro, per dare loro un po’ di gioia, un po’ di …vita.

Niente. Il morto ci scappa sempre, feriti e mutilati non parliamone, a decine, stavolta calmierati dal lockdown, ma sono comunque solo quelli ufficiali.

Ci è toccato persino assistere alla straziante cronaca degli stormi di uccelli impazziti che si schiantano sui fili dell’alta tensione e muoiono sfracellati a terra.

Che importa, il prossimo anno sarà lo stesso. Il virus pirotecnico è inarrestabile. Un morto, che sarà mai. Poca roba.

Con un petardo in mano ci sentiamo più forti. E anche se ci scoppia in mano, l’anno prossimo lo rifaremo. Sicuro.

Con quale diritto facciamo tutto questo? Con quale coscienza? In un periodo come questo, poi.

Non c’è tragedia, non c’è pandemia che ci possa fare migliori, questa la conclusione. Ci sentiamo più forti e in diritto di compiere stragi e già abbiamo dimenticato che è sufficiente un invisibile parassita che fluttua nell’aria per mettere in ginocchio il pianeta, per ucciderci. E nemmeno gli serve un accendino, un fiammifero, gli basta incontrarci.

Ma vuoi mettere quel bel fuoco, quella luce accecante, quel brivido. Diamine, avremo pur diritto a un quarto d’ora di svago.

Poi, da domani si ricomincia. Torniamo a protestare per questa dannata economia che non riparte. Ci servono i soldi per i petardi del prossimo 31 dicembre.

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Un commento su “MORIRE DI BOTTI, PERSINO STAVOLTA

  1. Fiorenzo Alessi il said:

    Egr. Dott. JOHNNY RONCALLI,
    Le parole servono ben a poco.
    Se si potrebbe convenire su di una…BOTTA DI VITA, qui ci si è ormai assuefatti al….BOTTO DI MORTE.
    E si’ che la differenza c’è, bella grande, e non dovrebbe essere poi così difficile capirla.
    Cordialmente.
    Fiorenzo Alessi

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