MISTER 100 MILIONI

In questo fosco ferragosto di marzo, tutta una provincia con le serrande abbassate e la gente col muso lungo, persino in queste giornate Bergamo ha trovato la sua minuscola consolazione: l’Atalanta ha toccato la cima più alta della sua esistenza, un ottomila senza aiuti esterni che vale un posto tra le prime otto squadre d’Europa, proprio di fianco, a contatto di gomito, con le meglio fuoriserie del continente, e chissà se fra queste ci sarà la Juve dell’Agnellino schizzinoso, che proprio non sopporta le intrusioni nel suo giro wow di gente sudata, senza blasoni, ma che comunque ancora deve conquistarsi il posto per quest’anno.

Nella serata irreale di Valencia, dove non ha giocato uno dei suoi partitoni eppure ha vinto di nuovo (4-3), l’Atalanta non ha esibito quarti di nobiltà e quotazioni di Borsa, l’armamentario che piace all’Agnellino ruggente, ma ha definitivamente piazzato sul tavolo un talento di valore assoluto e indiscutibile: Josip Ilicic, il Ronaldo dei poveri.

Con il poker di gol, dopo triplette e doppiette segnate a mezzo mondo, ma soprattutto con i colpi da foca e l’eleganza del suo dribblare, lo sloveno manda a dire senza giri di parole che ormai la consacrazione è cosa fatta, che tra gli issimi del mondo ci sta da pari grado, senza complessi d’inferiorità, a pieno titolo, con tutti gli esami superati e pure con l’esame di Stato per esercitare la professione.

Quantificando il tutto, il cocco di Bergamo ormai fa tranquillamente 100 milioni. La cifra è spaventosa in termini assoluti, ma è a dir poco equa nei termini relativi di questa svitata piazza affari che è il calcio. Ok, il prezzo è giusto: sugli scaffali del grande supermercato, nell’angolo altissima gamma, ormai non è rimasto molto. Ronaldo non è eterno, Messi neppure, Neymar ha le sue turbe, Mbappé sta crescendo: Ilicic ci sta, ci sta.

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